martedì 27 gennaio 2009

MINA


13/10/2008
Mina........

Sono triste,
tristissima oggi, mi dispiace scrivere sempre di stati d'animo negativi.
Sono incazzata con la vita.
La vita non è giusta
la vita fatta di alti e bassi
che troppo si accanisce con le persone buone di cuore.

Si chiama Mina
è vecchia si ha ottanta e... e non mi ricordo più quanti altri anni.
E' la madre del migliore amico di mio marito
quell'uomo, Gianfranco,
allegro e amante della vita
il ragazzone, quarantenne burlone e animatore, che mi ha fatto conoscere Sandro e che,
in silenzio,
annientato dalla voglia di non combattere, non sopravvivere alla sua malattia, di non dipendere da un macchinario,
di non vivere
si è lasciato morire.
E' morta anche lei da allora, morta dentro.
E' quella madre che mio marito ha avuto quando la vita gli ha tolto la sua.
E' amore puro per me.
Mina è una donna alla quale la vita ha tolto tutto a cominciare da sua madre morta per un tragico incidente quando lei era poco più che una neonata.
Mina è una donna che si è fatta da se.
Cresciuta senza affetto con una zia, signorina, che non la voleva tra i piedi e l'ha cresciuta facendole percepire questo rifiuto.
La vita le ha tolto la serenità quando il marito, grande lavoratore, è stato colto da un ictus ed è andato pian piano consumandosi.
Le ha tolto la sernità con un figlio malato morto troppo giovane.
Le siamo stati vicini più di quanto parenti veri non abbiano fatti mentre avvoltoi intorno a lei rimasta sola miravano solo ad arranfare
per un lungo periodo abbiamo annientato noi come coppia, come persone, come necessità solo per lei.
Poi, si sa la vita è impegni, l'arrivo dei figli, il lavoro, i problemi personali
e poco a poco meno è stato il tempo che abbiamo potuto dedicarle.
Ieri l'ho vista
dopo due tre mesi.
Mesi nei quali mio marito c'è comunque passato sempre uscito dal lavoro.
Ieri ho visto una donna consumata dalla malattia
una donna con negli occhi la rabbia di non riuscire più ad alzarsi
lei che ha sempre spaccato gli argini
ora gira con il girello, si vergogna dell'alza water, del sostegno al letto
di quella casa che è divenuta per lei una prigione.
Odia quella se stessa.
E io in quello sguardo rivedo Lui.
Rivedo lo stesso odio che aveva Gian
Rivedo il ripercorrere degli stessi passi
e piango.

Nessun commento: