martedì 27 gennaio 2009

C'ERA UNA VOLTA...



C’era una volta
Un piccolo libo delle cornicette
La copertina verde acqua
Due passerotti vicini in copertina
Un infinità di colori sparsi sulla tavola.
Profumo di sugo che sobbolle sul fuoco
Vapori di un ferro da stiro e
Odore di bucato che sale ad ogni sbuffo di vapore.
Schiena di donna piegata sull’asse
Riccioli di bimba a ricader sul foglio
La testa china
Gli occhi attenti
Risate, chiacchiere e radio accesa
È così che siamo cresciute,
insieme.
Una donna che è stata portata via dalla sua terra natia
Troppo intelligente per non studiare,
Troppo giovane per curvarsi sotto il peso di una famiglia numerosa,
troppo sola tutto all’improvviso.
C’era una volta
La Sicilia
Il profumo del mare, del pesce
Gli antichi ricordi della bottega della nonna
Donna forte e nobile
Legame più forte dell’affetto materno
C’era una volta una madre commerciante,
l’addio alla terra natia,
troppi fratelli cui badare
la voglia di evasione
un matrimonio nel tempo in cui pensi ancora alle bambole
un tempo in cui è presto per ritrovarsi mamma
ma non sembra così strano dopo aver cresciuto quattro fratelli
rinunciando ai sogni.
C’era una volta una bambina di due anni
Che asciugava le lacrime di una madre
Ventiseienne
Rimasta sola
Senza neppure una delle due madri che amava
C’era una volta il mondo che ci siamo costruite
Fatto di giochi
Di insegnamenti
Di sacrifici
Di sogni
Una vecchia radio portatile suonava le canzoni
dei tempi
La vicina apriva le ante delle persiane e la chiamava
“lei canta sempre” le diceva
era la mia insegnante di pianoforte
donna sola,
magra, segnata dal tempo
i cui occhi si riaccendevano ogni qual volta
affondava la memoria ai tempi della guerra.
Alzavo lo sguardo
Forse solo Dio sapeva perché cantava la mia mamma
Posavo le matite e alzavo fiera il mio quaderno delle cornicette
Il sugo spento riempiva ancora la casa del suo profumo
Avevo quattro anni
Mia madre abbandonava l’asse da stiro
E si metteva al mio fianco
Era il momento che amavo di più
Andai a scuola, sei anni ancora da compiere,
che sapevo già scrivere e leggere
la cosa che mi piaceva di più era sapere che all’uscita da scuola
sarebbe stata lì
so di averle dato delle soddisfazione
nel crescere
credo di averla anche, a volte, delusa
ma lei
lei è sempre stata lì
severa a volte
amica altre.
Quante cose abbiamo fatto insieme
Quante volte sapevo che lei c’era
O ci sarebbe stata per me
Quante volte l’ho vista soffrire
Senza sapere cosa fare
Delusioni e amarezze
Dolori che la hanno invecchiata, stancata
Viso solcato
Più di quello che lo stesso scorrere del tempo
Poteva segnare.
C’è una vita di ricordi,
di domeniche sui prati
di giornate intere al mare
di occhi lucidi in sala operatoria
di una donna madre-nonna
c’è un rispetto
nato piano
c’è uno specchio che riflette
forse non due fisionomie simili
ma due cuori cresciuti insieme
due donne
uguali.
Quante cose potrei scrivere ancora
Ma una cosa di sicuro ho chiaro
… quanto ti amo…
mamma

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