martedì 27 gennaio 2009

primo incontro

27/08/2008

I miei figli…
Parlo così poco di loro ma, a volte, temo che con le parole non si renda loro merito poi, penso, un giorno rileggerò queste parole e, come una finestra aperta in un giorno di sole, mi scalderanno il cuore e socchiudendo gli occhi rivivrò ogni attimo.
Come una stanza di libri impolverati le parole ritroveranno forma.
Rispolverando cassettini del cuore mai dimenticati, ma sopiti,
come frammenti di barche portati dalle onde placide che carezzano la riva nei momenti di malinconica
quiete dopo la tempesta.E ogni tanto mi lascio cullare e mi faccio piccola in una barchetta di gheriglio di noce nel fiume dei ricordi.

Partirei dal primo incontro e attraverso il racconto, l’incrociarsi di aneddoti e fatti dipingere il loro essere.
O meglio dal pre incontro
Non c’è da stupirsi se tutte le volte che Alessio toccava la pancia Andrea dal suo interno, specie gli ultimi mesi , reagisse con movimenti e calcetti.
Sentiva il fratello in un modo pazzesco.
La prima volta che Alessio venne in ospedale rimase scioccato vedendomi lì…
Pianse tutto il tempo nella strada di ritorno verso la casa dei nonni.
Pianse tutta la notte, nel sonno.
Alessio è un animo sensibile.
Troppo sensibile a volte.
E non sai che corde toccare per non ferire quel suo, complicato e fragile, mondo interiore.
La seconda volta che venne era il giorno del cesareo.
Avevo il terrore che, visto il dramma vissuto il giorno prima, trovandomi così sdraiata a letto e sofferente potesse starci male di nuovo.
Ma lui voleva venire e, d’altra parte, portargli Andrea dopo a casa così, senza il suo coinvolgimento, poteva portare solo al peggio.
Su questo ne ero certa.
Alessio voleva vivere quegli attimi e coinvolgerlo era l’unico modo per renderlo partecipe e quindi dare lui la giusta importanza.
Non ci fu una grande reazione invece.
Ritrovarmi dove mi aveva lasciato lo tranquillizzò.
Passò tutto il tempo attaccato al vetro della stanza nursery così come fece poi negli altri tre giorni precedenti le mie dimissioni.
Appena la tendina scorrevole si alzò rivelando quel mondo ottundato, di copertine calde e di occhietti socchiusi, al vociare rumoroso e curioso dei parenti delle mie colleghe di avventura Alessio appiccicò il suo naso contro il vetro poggiato saldamente alla spalla del “suo” nonno.
Non servì che un breve sguardo e ancora mi chiedo casualità? Sensazione? Richiamo?
E quel ditino si fermò in seconda fila dalla parte opposta a dove Alessio si trovava.
Dalla culletta inclinata un po’ sommerso sotto le coperte faceva capolino il viso di un bimbo.
“ mio bimbo andeda” disse certo e non si sbagliava.
I giorni successivi indicava nel vetro che oltre quello, che come facesse a riconoscere sempre non lo so, ne voleva altri due o tre… ma questo feci finta di non sentirlo…. Ah ah ah


IL PRIMO INCONTRO.

Il giorno delle dimissioni è sempre il giorno più bello.
Tornare alla propria casa.
Avevo preparato un vestitino per l’uscita messo in valigia proprio per l’occasione picchè di cotone azzurro, con un orsetto marinaio, e giacchetta coordinata molto molto fine.
Ma in quel momento finite le routinarie visite il mio unico pensiero fu: fuori … a casa.
Così lasciai indosso ad Andrea quel vestitino verde e arancione in cotone con le maniche lunghe che gli avevo messo la mattina.
Quella tutina non l’avevo comprata io.
D’un tratto il caldo settembre, dei giorni precedenti il mio ricovero, aveva lasciato il posto ad un freschissimo settembre e io, che non avevo preparato cosine a manica lunga, avevo mandato di tutta corsa mia mamma a comprare qualcosa di più adatto.
Arrivò con due tutine molto colorate una azzurra e gialla e l’altra verde e arancione.
Mettevano allegria a vedersi non erano le solite tutine azzurre.
E io quel mattino avevo scelto quella verde e arancio…
Arrivai a casa e, mentre salivo le scale con la navetta, un Alessio fibrillante di allegria e gridolini di gioia mi urlava riferito al fratello, che i giorni prima non aveva che potuto vedere tramite un freddo vetro, “mamma l’ hai preso allora l’ hai portato via…”.
Posai la culletta sul divano e mentre Alessio scalpitava per volerlo toccare e baciare mi accorsi di una cosa.
Naturalmente avevo dato a mia mamma un po’ di cambi per i giorni in cui Alessio era stato da lei tra cui una maglietta che, a dirla tutta, non so chi me l’avesse regalata ma ricordo benissimo che a inizio stagione gli stava ancora un po’ larga e, per questo motivo, non gliela avevo mai messa.
Era la prima volta che Alessio indossava quella maglia.
Ciò che si presentò ai miei occhi increduli fu questo:
neanche ci fossimo messe d’accordo …



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