martedì 27 gennaio 2009

INDIGNATA

17/01/2009
Questa la devo mettere per iscritto.
fosse per sfogo di rabbia,
di ribellione o, solo,
per raccontarlo.
La situazione è quella di VITA quotidiana.
Vita sull’autobus, vita di chi passa un oretta e mezza al giorno sui mezzi pubblici
Incontrando una tipologia variegata di persone.
Scene di tutti i giorni, o quasi.
Ora di norma e regola io viaggio in piedi
poi, per carità ammettiamolo, se l’autobus è semivuoto e dispone di più posti liberi… a quel punto mi accomodo pur’io.
Anche durante le mie gravidanze i miei spostamenti con i mezzi pubblici mi hanno sempre visto viaggiare in piedi.
Non che stessi male però…
Avrei apprezzato un cenno, un offerta che ti facesse provare il piacere di continuare il resto del percorso in posizione seduta donando alle gambe e ai reni un pochino di sollievo.
Comunque tornando a ieri.
Ringrazio che i miei spostamenti con entrambi i bambini sui mezzi siano ridotti allo zero.
Mi stavo recando al lavoro su una linea che, quotidianamente, è molto piena.
Dopo aver attraversato nervosamente tutto l’autobus imprecando contro l’obliteratrice guasta, dopo essere riuscita ad adempiere al mio dovere di perfetta cittadina pagante la corsa,
mi alloco in un angolino
cercando di dare meno impiccio al flusso di passeggeri che salgono e scendono.
La mia destinazione? Il capolinea.
Dopo un paio di fermate sale una ragazza.
Capelli ricci, neri foltissimi, occhi orientali scuri e profondi su una carnagione appena imbrunita.
Bella.
Per mano ha un bimbo che avrà si e no tre anni.
Al collo appeso un marsupio con un bimbo di un mesetto appena.
Nessuno pare accorgersi di lei.
Mi stringo ancora un po’ per farle spazio giocando con il bimbo più grandicello che mi sorride.
NESSUNO SI ALZA.
Nessuno vede
Non un cenno
Non un gesto.
Si libera un posto e io le dico di sedersi.
La gente inizia a borbottare,
PURE.
Una ragazza si alza per permettere all’altro bimbo di sedersi di fronte alla mamma che sulle gambe ha il piccino e naturalmente la borsa, il borsone e tutti gli armemicoli di accessori del caso.
Una signora sulla cinquantina insorge tra i borbotti esclamando, fiera e convinta del suo dire, che “il bambino NON DEVE sedersi che DEVE VIAGGIARE IN PIEDI” poiché lei ha cresciuto i suoi figli in piedi che lei lo sa bene essendo un EDUCATRICE ( ed ecco che quei pochi capelli che non avevo bianchi lo sono diventati….) che ha a che fare tutti i giorni con madri, pretenziose e scocciatrici, causa della prepotenza dei giovani d'oggi.
Per poi concludere con voce inasprita, come non ti aspetti di certo da un educatrice che si vanta di tale ruolo, poiché LE MADRI DI OGGI CRESCONO I FIGLI COME CANI…. Come barboncini o yorkshire.
A quel punto di tacere non mi andava più.
Così ho esordito tra le tante voci che, contrariate, difendevano quel diritto di una madre di occupare un posto sul bus che ho entrambe le cose DUE YORKSHIRE E DUE FIGLI e anche la sana presunzione di SAPERE che li sto crescendo in maniera differente.
Borbottando che ne è dispiaciuta ma "MI SBAGLIO…" nella sua presunzione di sapere di me, delle madri, dell’educazione, (permettetemelo anche dei CANI che chi mi conosce sa che adoro davvero d’un amore profondo che quasi può paragonarsi …) nel suo generalizzare, nel borbottio rimasto la signora educatrice ( detto con deferenza e inchino alla professione) è scesa dall’autobus.
PECCATO.
Mi sarebbe piaciuto, educatamente, contrariare così tanta saccenza.
In una società che esorta a fare i figli,
in una quotidianità di incontri bizzarri
anche questa è vita
LIFE .

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