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mercoledì 24 marzo 2010

cambiamenti


Mi infilo sotto le coperte accocolandomi accanto a mio figlio.
Cerco un rifugio.
Sempre più spesso sono io la bambina e, lui, il grande che mi consola.
Difficile riprendere le fila di questa vita scritta a troppe mani.
Ma ti trovi in alcuni momenti che devi farlo.
Lo devi a te stessa.
Lo devi ai tuoi figli.
Alla mamma nevrotica e stanca, irritabile, scontrosa e in lacrime
che sei diventata
ma che non vuoi essere.
Lo devi al loro futuro affinchè non si sentano rispondere, davanti ad una difficoltà,
"lascia stare tanto non sei capace" o "faccio io"...
perchè tu non reggi più.
Ma frasi del tipo " proviamo insieme e poi lo fai tu, perchè io CREDO
in te e sono certa che RIUSCIRAI".
Ma per farlo, per arrivare a quel modello che
ti eri prefissata e del quale ne stavi tessendo le tele
prima di perdere di vista l'obiettivo più grande
il benessere la salute, la felicità, l'amore dei tuoi figli...
devi prima ritrovare te stessa.
Quella te stessa che per troppo tempo hai annullato.
Anni di sms, telefonate, lettere, appostamenti,
minacce e quant'altro fa parte di quello che ora ha preso
il nome di stalking e che non credevi mai potesse
entrare nella tua vita ma che in realtà da dieci anni
oramai, e mentre lo scrivo forse per la prima volta mi rendo conto
di quanto tempo sia, ti hanno portata a tenere lontana chi voleva
distruggere la famiglia che ti costruivi perchè rivoleva quel lui
che fu suo.
La legge per quanto tu sia dalla ragione ma non sempre riesce
a fermare questi atti persecutori.
Lungaggini, burocrazia, tempo e soldi spesi
a nulla valgono contro la cattiveria altrui
questo l'ho imparato sulla mia pelle...
e brucia.
Anni difficili.
Di discussioni, di allontanamenti, di sofferenza,
di lotta, di bugie, anni che lasciano il segno
anni che uniscono quando l'unione diventa la forza
che vincono e dividono altre volte per stanchezza.
Specie quando tanti altri sono i problemi della vita
che ti pongono ogni giorno dinnanzi a delle prove.
Ho provato a inserire il bambino all'asilo dopo
mesi, aveva bisogno di vita sociale, vista la reclusione
a seguito di questa immunodepressione.
Gli esami mi rassicuravano speravo di tornare ad una normale
quotidianità.
Si è ammalato di nuovo, dopo un solo giorno.
Non ne faccio una tragedia poichè ogni bambino,
visto il luogo comunitario di una materna, si ammala.
Ma speravo che questa volta la ripresa fosse più
veloce.
Affronteremo anche questa.
La affronteremo io e i miei figli.
Perchè questa è la mia decisione in questo momento.
Devo trovare me....
per non perdere mai loro.

Due giorni fa sul mio terrazzo è nata una primula gialla.
Sorridevo al pensiero di questo segno di primavera,
di tepore, di gite all'aperto con le maniche lunghe senza
giacca senza più malanni.
Sono tornata indietro con la mente.
L'avevo piantata otto, nove anni fa non ricordo con precisione
per due stagioni era fiorita poi, credevo, fosse morta.
Nella stessa terra avevo piantato semenze e bulbi che ogni anno
successivo avevano colorato quell'angolo di terrazzo.
Avevo dimenticato quella primula, sostituita.
Eppure lei era lì sotto, pronta a tornare
in tutta la sua bellezza, simbolo di primavera,
di rinascita.

Voglio tornare ad essere così,
semplicemente complicata,
orgogliosa, lunatica,
sorridente,
madre.

martedì 15 settembre 2009

Arrivederci...



E così debbo dirti arrivederci?

Arrivederci.

Mentre i miei piedi saltano già una
pozzanghera e le foglie secche scricchiolano sotto le scarpe,
passi svelti, contro il vento che si sta facendo pungente.

Arrivederci.
Mentre si alzano i baveri delle giacche
e la sera ci si arrotola sotto il trapuntino.
Arrivederci mentre già i nasini colano un po'
le prime febbri e la prima tosse fanno sussultare piccoli corpicini
mentre fuori fa buio prima e
il cielo, che si ingrigisce, mi fa temere un lungo inverno.
Ti attenderò estate.
Attenderò le tue giornate luminose,
i calzoncini corti
i gelati da mangiare in fretta prima che colino
lungo il cono, le passeggiate fuori fino a tardi,
il sudore che ti imperla la fronte, il calore del sole
sulla pelle.
Benvenuto autunno allora ti dico
con le tue pioggie non mi rattristare,
portami i tuoi colori in dono
con le foglie rosse e gialle che danzano verso il terreno.
Portami il rumore della pioggia contro i vetri,
cantico di nuvole pesanti.
Portami messer inverno e i suoi silenzi,
calzini di lana e sciarpe calde,
caloriferi accesi e le luci di natale.

Io ...
ho già appuntamento con
madama primavera.

lunedì 17 agosto 2009

Vorrei...



















Le saracinesche dei negozi sono abbassate,
in giro poche persone,

un rivolo di sudore percorre la mia fronte.

Accanto a me una signora dal vestito sgrargiante,

così colorato da voler camuffare l'età della sua indossatrice
richiamando su quell'arcobaleno l'occhio del passante,

si sventola con un ventaglio di legno intarsiato.

Lo sguardo fuori dal finestrino

ad osservare questa estate che,
per me, sta volgendo al termine.

Penso al blog.

Sono passata silenziosamente a leggere.
Dopo una settimana passata con un sorriso di circostanza stampato sulla faccia,

con una maschera, calcatamente pagliaccia a volte,
che non annebbiasse le giornate dei miei figli
con poca voglia di discutere e tanta carne al fuoco da affrontare.

Rannicchiata nella notte accanto ai loro corpi nel mio letto

sobbalzante tra i singhiozzi,

nel silenzio dell'oscurità.

Dopo una settimana in cui cercavo scorciatoie per terminare la giornata

il più in fretta possibile
combattendo con il lento scorrere delle lancette.

Dopo una settimana che tutto sembrava
più difficile di quello che era,

comprese le emozioni.
finalmente ora mi sento di poter tornare a voi.
Voi che non mi avete lasciata mai.

Questo blog nasce come un contenitore

un traboccante "Vaso di Pandora"
da scoperchiare nei miei attimi di esplosione,

di implosione.

Ma mai credevo di trovare così tante mani pronte a contenere

tutto il mio vaso,
così complicato a volte.

E invece eccomi qui.

A leggere i vostri commenti, la vostra preoccupazione per me...

siete una miniera.

Una miniera preziosa in questo Mondo che a volte ci mette contro

anche le persone della propria famiglia.

Sto costruendo un muro che non mi scalfisca più il cuore,

che non rechi dolore ai miei figli, che non provochi ferite nella

famiglia che ho deciso di vivermi.

In tutto questo mio proteggermi ci siete voi che,
come una carezza sulla fronte,
tornate a chiedermi come sto.

E vuol dire tanto.

Io vorrei correre ad abbracciarvi uno ad uno.

Per intanto vi dico grazie.

Grazie in questa nuova settimana

che si è aperta con uno spiraglio di luce.

Una speranza in cui non credevamo più,

un nuovo arrivo che non sarà senza difficoltà,
una luce che si chiama nuova vita.

Una nuova vita che mi chiamerà zia.....

una speranza che mi riempie il cuore...

che ancora misura, boh,

forse solo qualche millimetro ma che già

sento di amare tantissimo.

martedì 17 marzo 2009

RIFLETTIAMO CRESCENDO

Sopravvissuti ai "terrible two" e "terrible three" ci si avvicina al passaggio successivo che avverrà in estate.

Crescendo crescendo sono nate, maturate e fallite determinate teorie, determinate azioni pratiche che si sono modificate in base alle sue esigenze, alle nostre esigenze, ai risultati ottenuti o ai fallimenti.


Ne sono derivate una serie di considerazioni, valide più o meno per tutte le fasce di età, variabili da bambino a bambino, accomunabili a molti, variabili nel nostro stesso bambino di giorno in giorno, di situazione in situazione.


Riflessioni e variabili che hanno fatto crescere anche noi come figure genitoriali.
E voglio cambiare, migliorare, non ripetere certi errori.
Riflettere, capire e crescere io, per far crescere voi

Non a caso, solo pochi giorni fa la favoletta di mamma orsa mi ha portato a riflettere sull'importanza del rispetto dei tempi di mio figlio, sulla stimolazione positiva, sulla trasmissione di fiducia e sul mio ruolo nella sua crescita come adulto "indipendente".


I bambini tra i tre e quattro anni possono essere deliziosi ma anche faticosi.


Necessitano di molto tempo e molta pazienza, dell'incoraggiamento piuttosto del rimprovero, hanno bisogno che si parli, che si chieda il loro parere, che si leggano loro delle storie ma anche che li si ascolti molto mostrando reale interessamento.


A tre anni i cambiamenti d'umore sono molto repentini.


Le emozioni spesso molto intense.


A volte bastano piccoli cambiamenti della sua routine o un imprevisto per destabilizzare il suo equilibrio, per smontare quelle sicurezze che la quotidianità gli trasmette, eventi banali percepiti come catastrofi.


Altre volte, per assurdo, dopo aver pensato a tutti i modi per introdurre una novità, un cambiamento senza turbarlo esso ne rimane completamente indifferente.


Non si possono prevedere le sue reazioni, le sue emozioni.


Ogni volta sarà come la prima volta.


Di conseguenza anche per i genitori alle volte è difficile comportarsi adeguatamente.


Per aiutarlo a gestire le sue emozioni occorre comprendere le ragioni del suo comportamento.


Inizialmente si permetterà che sfoghi la sua reazione, per come è il bimbo stesso o per come la situazione lo ha portato a reagire, chiudendosi nel suo silenzio o lasciando emergere la sua rabbia per pilotare, in un secondo momento, i suoi sentimenti attraverso le parole invitandolo al dialogo per capire cosa è accaduto.


E' facile che davanti a determinate situazioni anche i genitori perdano la pazienza.


Ma i bambini hanno bisogno di coerenza, e per questo è importante che i genitori discutano preventivamente come comportarsi nelle svariate situazioni che si proporranno.


In tal modo assumeranno un comportamento di continuità, senza che essi si contraddicano o, peggio, litighino davanti al figlio.


A tal proposito una importanza rilevante la assume anche chi sostituisce i genitori che deve mantenere la stessa linea di comportamento decisa.


E' logico che in questo discorso, generale e generalizato, si pongono le svariate variabili ed eccezzioni.


Sappiamo benissimo quanto è bello e quanto possono godere i nostri figli dal rapporto con i nonni eppure questo rapporto non deve essere in opposizione con il nostro metodo.


Solo a queste condizioni ben vengano i vizi "nonneschi".


L'importante è non confondere il bambino.


Lasciare quella "linea guida" di cui parlavo con tutte le sfaccettature personali.


I bambini hanno bisogno di essere incoraggiati ad assumersi piccole responsabilità, piccoli compiti, sentirsi piccole persone competenti, promosse nella loro indipendenza, anche se questo potrebbe portare a impiegare più tempo nell'esecuzione di una cosa che avremmo potuto fare in metà tempo.


Coinvolgere.


Coinvolgere il bambino sempre e chiedere il suo intervento, il suo parere, il suo aiuto.


Occorre avere pazienza ed attendere che il bambino apprenda con i suoi tempi senza che questo determini turbamenti, irritabilità o che sia vissuto come una sconfitta, come un metro di giudizio del suo "lavoro"come genitore.


Avvertendo questo atteggiamento il bambino non ha un rinforzo positivo e può manifestare il suo disagio con forme di regressione di tappe già raggiunte ( es. il controllo degli sfinteri).


L'incoraggiamento, la fiducia nel bambino, lodare per i successi e minimizzare i fallimenti sono gli unici atteggiamenti che facendo sentire il bambino apprezzato lo rassicurano.


Il gioco ha un ruolo fondamentale.


Il gioco di imitazione, di manipolazione, i giochi didattici, il gioco in gruppo che ora comincia a prendere un significato, il gioco di fantasia, in un mondo tutto suo a metà tra reale e irreale, dove scatole di cartone o coperte diventano i suoi rifugi.


A volte semplicemente guardandoli dal gioco si conosce molto di più dei nostri figli .


Altre volte partecipare nei loro giochi, dare l'impulso di partenza a nuove attività farà emergere il bambino che è in ogni adulto, in tutti noi, lasciandoci alle spalle quella scontatezza tipica dell'adulto.

mercoledì 11 febbraio 2009

IL VALORE DI UN SORRISO...


C'è un passaggio di una poesia che dice
"un sorriso non costa nulla ma arricchisce chi lo dona".

E' questa frase che mi balena nella mente oggi.

Oggi che mi risuonano alle orecchie delle parole "non si deve più ridere".

Scuoto la testa,

assurdo penso.

Assurdo perchè nel rispetto del dolore altrui, della professionalità e del ruolo che assumiamo si
può fare un eccellente lavoro anche con il sorriso.

Assurdo perchè nella rivista mensile che mi arriva proprio per questo mese si promuovono e si
sostengono progetti di clown terapia, intesa come opera terapeutica, in corsia rivolgendosi non
solo ai pazienti ma allargandosi a parenti e operatori sanitari della struttura.

Assurdo perchè io arrivo con il sorriso sulle labbra

e non ho voglia di cambiare.

Perchè io ho visto la differenza

e non cambio.

Vogliono rubarci il sorriso.

Assurdo.

martedì 27 gennaio 2009

PENSIERI DI BIMBI



Un pensiero bambino rivolto ai grandi.....
Se il bambino vive nella critica,impara a condannare.Se vive nell'ostilità,impara ad aggredire.
Se vive nell'ironia,impara la timidezza.Se vive nella vergogna,impara a sentirsi colpevole.
Se vive nella tolleranza,impara ad essere paziente.Se vive nell' incoraggiamento,impara la fiducia.Se vive nella lealtà,impara la giustizia.Se vive nella disponibilità,impara ad avere fede.Se vive nell'approvazione,impara ad accettarsi.Se vive nell'accettazione e nell'amiciziaimpara a trovare l'amore nel mondo.

Josè Luis Casaccio


Questa poesia l'ho scoperta da poco ma riassume molto quello che io penso
del contorno,
del contesto in cui i bambini crescono
di come è plasmabile il loro divenire
di come certe scelte, certi modelli, certi esempi
segneranno per sempre gli uomini che saranno.
i bambini sono spugne asciutte
pronte a gonfiarsi d'acqua
sono fogli bianchi
su cui tracciare le linee della vita
sta a noi decidere
se riempire quei fogli di colore
o lasciare una traccia sottile in bianco e nero

LA MANO DELL'AMORE

Pochi giorni fa
mi trovavo a confrontarmi con altre donne
su quale sia il significato di "essere una buona madre".
Domanda che, credo,
ci siamo poste tutte, prima o dopo.
Per quanto riguarda il mio metro di giudizio,
severa e
troppo ambiziosa del perfezionismo
sono ben lontana dal mio modello di madre"perfetta"
e questo lo dico in piena sincerità.
Mi sono soffermata a pensare e
un immagine si è posta ai miei occhi.
Un immagine che, quotidianamente, ogni giorno mi si pone dinnanzi.
Ci sono piedini di bimbo che muovono i primi passi,
incerti,
goffi.
E c'è la sicurezza
la sicurezza di questo bimbo di sapere che la mamma è lì vicino
pronta ad afferrare la sua mano se barcolla,
nell'incertezza dei primi passi,
pronta a sollevare il sederino da una bottarella sul pavimento
o togliere la terra dai pantaloni,
asciugare una lacrima con un sorriso e un bacio per dirti,
di nuovo,
ora va.
E tirarlo di nuovo su
e mollarlo nuovamente
per spronare la sua indipendenza
sempre pronta al suo fianco a tirarlo su se incespicherà,
sempre col suo sguardo sulla sua vita,
nella consapevolezza che spiccherà il volo
nella speranza che si guardi sempre indietro
consapevole che
quella mano è sempre tesa
ora,
per sempre.

GLI OCCHI DEL DOLORE...


11/10/2008

C'è una famiglia
che non arriva a fine mese...
che dico?
c'è una famiglia che non arriva all'inizio del mese.

C'è una donna che negli occhi
ha la scintilla della dignità
forse ancor più di tante nobildonne.
Lei
lei che ne ha subite di ogni sorta
d'umiliazione
e cattiverie.
Lei che, negli occhi colmi di dolore,
ormai quasi spenti
conserva ancora
una scintilla di vita.


Lei che non si è mai curata del colore della sua pelle
Lei maltrattata proprio per quel colore ambrato
Lei che ha i piedi doloranti la notte quando torna
che suda, lavora e combatte con il sonno
Lei che ogni giorno rischia
di non vedere più i suoi figli.