
Oggi mi tocca... oggi mi tocca andare a lavorare.
Già oggi, da un po' a dire il vero, mi tocca... mi pesa.
E dico questo da quando due occhietti un po' lacrimosi mi chiedono sin dal mattino se devo andarmene.
E dico questo da quando altri due occhietti si riempiono di lacrime appena chiusa la porta con il mio respiro che si ferma, con il mio cuore che resta lì in bilico su quello scalino con l'estrema voglia di ritornare su e aprire la porta mentre le gambe scorrono velocemente la mezza rampa delle scale che mi dividono dal portone... che mi divideranno da loro.
E dico questo poggiata contro il vetro di un autobus mentre penso a quel tempo di tragitto che potevo spendere ancora con loro.
Ancora un bacio.
Ancora un saluto.
Tutte le volte è così.
Io che amo il mio lavoro, che per me è una passione.
Io che ho sempre detto " una donna deve essere realizzata, autonoma... " e altre affermazioni del genere.
Io che quando dicevo così non ero stata in un letto d'ospedale con la cosa più bella che io potessi avere accanto.
I miei figli.
Io che mi rendo conto che questo post, nell'attimo stesso in cui lo scrivo, è un insulto a chi un lavoro lo vorrebbe avere.
Io che sogno il terzo figlio e che so che a stento, giusto andando a lavorare, tiriamo i remi in barca con due e il sogno lo ricaccio nel cassetto.
Io che lo dovevo dire ed ecco qui.
Già oggi, da un po' a dire il vero, mi tocca... mi pesa.
E dico questo da quando due occhietti un po' lacrimosi mi chiedono sin dal mattino se devo andarmene.
E dico questo da quando altri due occhietti si riempiono di lacrime appena chiusa la porta con il mio respiro che si ferma, con il mio cuore che resta lì in bilico su quello scalino con l'estrema voglia di ritornare su e aprire la porta mentre le gambe scorrono velocemente la mezza rampa delle scale che mi dividono dal portone... che mi divideranno da loro.
E dico questo poggiata contro il vetro di un autobus mentre penso a quel tempo di tragitto che potevo spendere ancora con loro.
Ancora un bacio.
Ancora un saluto.
Tutte le volte è così.
Io che amo il mio lavoro, che per me è una passione.
Io che ho sempre detto " una donna deve essere realizzata, autonoma... " e altre affermazioni del genere.
Io che quando dicevo così non ero stata in un letto d'ospedale con la cosa più bella che io potessi avere accanto.
I miei figli.
Io che mi rendo conto che questo post, nell'attimo stesso in cui lo scrivo, è un insulto a chi un lavoro lo vorrebbe avere.
Io che sogno il terzo figlio e che so che a stento, giusto andando a lavorare, tiriamo i remi in barca con due e il sogno lo ricaccio nel cassetto.
Io che lo dovevo dire ed ecco qui.
16 commenti:
comprendo molto bene questo stato d'animo. Ma in fondo la vita è anche questo: allontanarsi per poi riabbracciarsi più felici!!!.
cavolo beba ... pensa che io provo le stesse cose, ma da qualche giorno ho avuto una brutta notizia al lavoro e questi sentimenti sono stati sopraffatti da conti, programmi, pensieri pesanti.
ma perchè è così dura?
E' bellissimo quello che scrivi e non penso che tu debba sentirti in colpa per questo!
Immagino che non sia facile, dividersi tra casa e figli e che quei occhietti pieni di lacrime siano difficile da lasciare, ma vedrai che piano piano ci farai l'abitudine e sarà tutto più semplice!!!
Un bacio
Paola mi dispiace.
Spero non sia nulla di grave.
Però è dura e ci sono dei giorni che quel distacco è proprio insostenibile.
Claudia grazie per il tuo commento.
Ho sbirciato ogni tanto sul tuo blog visto sui preferiti di Rossana e mi fa piacere che tu sia passata da me.
hai scritto una cosa bellissima, ed hai fatto benissimo perchè fa parte dell'essere mamme, dell'essere umane.
Bravissima!!!
Beba, scusa se te lo chiedo qui. Forse non è il posto adatto, ma ho scoperto che non ho la tua e-mail.
Come hai fatto a trasferire il tuo blog??!!?. Ci vorrei provare anch'io visto che la maggior parte dei blog che ceguo sono blogspot.
Un bacio
Figurati mara io ho fatto semplicemente un copia incolla dei pezzi che avevo scritto... dopo aver creato il nuovo blog.
Ti trasferisci?
Bè mi piacerebbe...siete tutte QUA!!. C'è un pò di lavoro a riportare tutti i post, il più sono le foto!!.
ciao beba.....un saluto e capisco quello che dici, goditi allora il riestro e i sorrisi negli occhi dei tuoi bimbi gli stessi che avevi lasciato in lacrime prma di chiudere la porta.....
Polly
Io non vedo l'ora di scappare in redazione!!! Vedi tu quanto imperfetta sono! :D
Sul terzo che dire?
Sogno comune.
Marito all'Università, ricercatore precario da 10 anni (w l'Italia).
Tocca spettare.
Un bacio.
Silvia
Polly... Silvia... so quanto mi potete capire.
Vi mando un bacio
Sai vero che ti capisco?
E' così per tutte le mamme che lavorano: anche quando crescono i sensi di colpa e la tristezza di lasciarli ci sono sempre. Ti capisco :-)
Ciao patatina. :*
Quelli che provi sono sentimenti a cui non si riesce a passar sopra facilmente, specialmente quando sono così piccoli, vedrai che tra qualche ano le cose andranno meglio, avranno i loro interessi, le loro cose da fare da soli nella loro cameretta, come fa mio figlio di 10 anni.
Ora goditeli il piu' possibile e cerca di essere il piu' positiva possibile prospettandogli anche qualcosa di bello che farete al tuo ritorno.
un abbraccio!!!!
Grazie ragazze... ci sono dei giorni in cui la malinconia si fa più forte in cui mi dico mi sto perdendo piccoli progressi e loro fasi... però è così...
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