mercoledì 28 gennaio 2009

OGGI MI VA...

di regalare un sorriso....

"PERCHè NON POTTO FARE IO?"

" Non ti puoccupare..."
"perchè non posso fare io?"
SPLASH ... acqua per terra.

"Sono capace ormai sono grande, faccio io non lo tai?"
"Alessio questa è l'ultima limetta ... ed è di carta" faccio io scuotendo la testa
"facci vedere se è di carta... Non potto fare io? sono capace eh? sono grande..."
DISARMANTE
dopo di che inizia con gesti delicati a limare le mie unghie.
Lo lascio fare
" tu non piangere eh..."
mi ri fa il verso di quando io taglio le unghie a lui...
STONK
era di carta
"Lo to lo to ... sempre le stesse cose... " scocciato "Sempre le stesse cose"
PROMEMORIA :
Ricordati di passare in profumeria a comprare le limette.
Respira profondo e goditi l'arrivo de ... "I MERAVIGLIOSI ANNI QUATTRO"
GULP

RICOMINCIO... DA ME


Oggi è un giorno nuovo

mi affaccio a questa nuova postazione

portandomi dietro il mio trascorso

ciò che è il mio blog ma

con la voglia di cambiamenti

l'unico rammarico aver "perso" i precedenti commenti

che custodisco, comunque, con tenerezza nel mio cuore

spero chi mi seguiva comprenda la mia necessità di cambiare.

Questo mio nuovo inizio.

martedì 27 gennaio 2009

RICORDO DI UN AMICO



Te ne sei andato.
così un po' in silenzio.
come sempre restavi nelle nostre vite, ultimamente.
ma si sente quel vuoto sai?
Tu che sei sempre stato l'animatore, il pagliaccio, il burlone.
Però questa vita che ti piaceva vivere
tu alla fine l'hai lasciata alla malattia.
non hai provato neppure a combattere.
eh no perchè sai o la vita la vivi appieno o niente.
e ti sei lasciato morire.
non ci hai provato neppure.
e sei morto senza neppure dirmi addio.
sono incazzata Gian
incazzata con te.
incazzata con me.
per non essere riuscita a convincerti che
la potevamo affrontare insieme.
sei un pezzetto di vita mia.
ti amo
fraternamente t'amo
amando tua madre.

COME SPIGHE DI GRANO


Come spighe di grano in un campo,
come un canto quel fruscio
fili d'oro mossi dal vento,
ci pieghiamo sotto quel soffio
apparentemente fragili
inaspettatamente resistenti.

ogni giorno il vento potrebbe soffiare più forte
ogni giorno trovare la forza di rialzarsi.
Life.

BON BON AL COCCO


BON BON AL COCCO
Questa ricetta mi è stata consigliata da una ragazza di un forum che frequento.
è una ricetta facile e veloce ma di sicuro successo.
- Latte concentrato- Cocco grattugiato- Biscotti Secchi ( Digestive o wafer )- Pirottini di cartaIn una ciotola mettere 6-7 cucchiaiate di farina di coccoe 4 o 5 di latte in modo tale da ottenereun impasto morbido.
prendere una piccola parte di impasto creando una pallina
che farete poi rotolare nel cocco grattuggiato.
per la versione con i biscotti
sbriciolare i biscotti in una terrina, versarvi il latte fino a formare un impasto di consistenza tale da lavorarlo
e infine passarlo nel coccoe adagiare le palline nei pirottini fino a terminare l'impasto.
lasciare riposare per un paio d’ore in frigorifero

SALATINI DI SFOGLIA E WURSTEL


Ovvero una idea, veloce e sfiziosa,
per una serata con gli amici
o per una festa di compleanno.
Quante volte abbiamo comprato questi salatini
tra le altre cose costano parecchio al chilo.
con questa ricettina
se ne hanno parecchi, in poco tempo e con risparmio.
Ingredienti:
pasta sfoglia (anche di quella pronta)
wuster a piacere ( di suino o di pollo e tacchino oppure, come ho fatto io, i piccolini ancora più pratici)
un uovo.
Procedimento:
Tagliare la pasta sfoglia in striscioline della dimensione adatta ad avvolgere il pezzetto o il mini wurstel
passare questi fagottini nell'uovo sbattuto
e adagiare leggermente distanziati sulla teglia rivestita con carta da forno
infornare a circa 200 gradi una decina di minuti o comunque fino a che la superficie non diventa dorata.
Servire sia caldi che freddi
magari conservati in una busta del pane
Sono ottimi

MONDO ASILO

Sono maestra d'asilo...
a volte lo scordo.
Per me conseguire quel diploma è stata solo una tappa
una tappa che mi avrebbe avvicinato al mio vero obiettivo
l'ambiente sanitario.
Però mi piaceva.
E i miei ricordi sono legati alla Montessori,
al bimbo e alle sue esigenze messe in prima linea,
al mantenere una linea educativa con la famiglia.
I miei ricordi sono legati a bambini, di cui ancora ricordo i nomi,
ai miei anni di tirocinante,
ai loro disegni e alle loro, goffe e dolcissime, manifestazioni d'affetto.
Non sono la classica madre chioccia
che difende i suoi pulcini sotto l'ala senza voler che i suoi bambini siano sgridati da nessuno.
Ho iscritto il mio bambino proprio per questo per fargli capire che oltre ai giochi e alla libertà personale ci sono regole
e per non farlo passare dal dorato mondo dei giochi a quello istituzionale scolasticodi botto al momento delle elementari.
Ma ciò che è accaduto in questi giorni mi ha lasciato un po' di amaro in bocca
mi ha disimbabolato dall'idea che avevo di "maestra"
mi ha un po' distaccato dai miei ricordi.
Alessio sta affrontando l'inserimento all'asilo con,
come da previsione, qualche piccola crisi tipica dell'età.
Però essendo proprio un momento delicato,
di cambiamento
secondo il mio punto di vista il comportamento delle maestre incide ancor di più sul risultato finale.Alessio qualche giorno fa dopo essere uscito dall'aula vi ha fatto ritorno mosso dal desiderio di prendere il disegno che aveva fatto per regalarmelo.
Una cosa tenerissima a pensarci.
Riaperta la porta si è trovato, però, di fronte a una maestra che gli urlava, di brutta maniera, di uscire fuori senza aggiungere spigazione alcuna.
E' stato da me che il bambino poi ha avuto giustificazioni di tale comportamento.
una volta usciti non si rientra più... è la regola.
la regola... sorrido..
io mi ricordo di bambini che rientravano per darti un bacino e, comunque, di un clima diverso...
Capisco che nel mondo scolastico, in questo delicato momento, tra riforme e cambiamenti
possa esserci un po' di tensione però non giustifico che la mia linea educativa,
basata su spiegazioni e chiarimenti, venga a sostituirsi nell'ambiente della materna da strilloni immotivati.
In questo momento, si capisce, non sono molto contenta di come stanno procedendo questi primi giorni
da parte nostra c'è lo sforzo a far accettare bene la novità al bambino
dall'altra parte non c'è continuità
non c'è il rapporto che ricordavo io.
spero io debba ricredermi...
per ora questa scuola materna non piace solo ad Alessio.

MAMMA.. UNA GIRAFFA



Ci vuole veramente poco ad emozionare un bambino,
a rendere reali i suoi sogni,
a vederlo sorridere di gioia.


Servono molte più parole, invece,
a descrivere quell'emozione
che è il renderli felici il
vedere accendersi nei loro occhi la scintilla dell'entusiasmo.

LA CHIAVE


26/09/2008

C'è un oggetto che mi affascina da tempo immemorabile.
Le chiavi,
le chiavi antiche per la precisione.
Quelle che ti chiedi chissà queli palazzi avranno aperto
chissà quale segreti nascondono, a chi sono appartenute.
Mi ricordo
da piccola,durante una gita,
trovai una di queste chiavi in mezzo ad un prato.
Era accuratamente lavorata,
era arruginita,
vissuta dal tempo e
dalle intemperie.
Ricordo che
mi appollaiavo sul divano,
la chiave stretta nelle mani paffute,
inventavo storie lasciavo spazio alla fantasia.
Un giorno erano storie di corsari, di navi e di tesori
altre di principesse e castelli e principi bellissimi.
Ancora oggi se vedo una chiave sorrido
la mia fantasia non mi ha abbandonata
la rivolgo ai miei figli nelle fiabe che racconto
e un giorno, forse,
una storia parlerà proprio di una chiave
di una chiave e di una bimba.

PENSIERI DI BIMBI



Un pensiero bambino rivolto ai grandi.....
Se il bambino vive nella critica,impara a condannare.Se vive nell'ostilità,impara ad aggredire.
Se vive nell'ironia,impara la timidezza.Se vive nella vergogna,impara a sentirsi colpevole.
Se vive nella tolleranza,impara ad essere paziente.Se vive nell' incoraggiamento,impara la fiducia.Se vive nella lealtà,impara la giustizia.Se vive nella disponibilità,impara ad avere fede.Se vive nell'approvazione,impara ad accettarsi.Se vive nell'accettazione e nell'amiciziaimpara a trovare l'amore nel mondo.

Josè Luis Casaccio


Questa poesia l'ho scoperta da poco ma riassume molto quello che io penso
del contorno,
del contesto in cui i bambini crescono
di come è plasmabile il loro divenire
di come certe scelte, certi modelli, certi esempi
segneranno per sempre gli uomini che saranno.
i bambini sono spugne asciutte
pronte a gonfiarsi d'acqua
sono fogli bianchi
su cui tracciare le linee della vita
sta a noi decidere
se riempire quei fogli di colore
o lasciare una traccia sottile in bianco e nero

SEMPLICEMENTE COMPLICATA

Semplicemente Complicata perchè?
Sinceramente non credevo, arrivata ai trent’anni,
di poter sentire nuovamente la necessità di affidare alla carta ogni sorta di mio pensiero….
Tenere un “diario”, si pensa, sia cosa da ragazzine alle prese con le prime
cottarelle, con i primi segreti
che paiono, al momento, inconfidabili
ma che riletti dopo anni fanno solo sorridere e basta.

Eppure adesso trentenne due figli, due cani e due mutui… sento che
mai come ora, se non affido pensieri, racconti e appunti alla carta scritta

tutto mi sfuggirà da sotto le dita con la velocità con la quale tutte le mie giornate stanno proseguendo.
E allora eccomi qui con la mia penna virtuale...
il mio diario prende forma.
Non sarà un aggiornamento continuo, un diario giornaliero
ma un appuntare ciò che in quel momento trovo significativo.
che sia semplicemente il racconto di ciò che mi è accaduto in quella giornata e riflessioni ad esso legate,
spaccati della mia vita e dei miei figli,
una frase, un proverbio, un modo di dire che mi ha dato da riflettere o, magari,
un testo o parte di esso o anche solo una strofa di una canzone.
E c'è una canzone che mi frulla in testa in questo periodo.
La canzone in questione è “ Almeno tu nell’Universo” di Mia Martini
uno dei maggiori capolavori di questa donna, tristemente, caduta sotto il peso della sua debolezza.
" Sai, la gente è strana prima si odia e poi si amacambia idea improvvisamente, prima la verità poi mentirà luisenza serietà, come fosse nientesai la gente è matta forse è troppo insoddisfattasegue il mondo ciecamentequando la moda cambia, lei pure cambiacontinuamente e scioccamente.Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo !un punto, sai, che non ruota mai intorno a meun sole che splende per me soltantocome un diamante in mezzo al cuore.tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo!non cambierai, dimmi che per sempre sarai sinceroe che mi amerai davvero di più, di più, di più.Sai, la gente è sola, come può lei si consolaper non far sì che la mia mentesi perda in congetture, in paureinutilmente e poi per niente.tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo !Un punto, sai, che non ruota mai intorno a meun sole che splende per me soltantocome un diamante in mezzo al cuore.tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo !Non cambierai, dimmi che per sempre sarai sinceroe che mi amerai davvero di più, di più, di più."
Perchè semplicemente complicata?
Perchè sono così.
Nella semplicità dei miei sentimenti mi scontro con il complicato riuscire a non essere fraintesa da troppe persone che, i
indossando una maschera, non ti mostrano la sincerità.
Quanto è vera quella canzone quando dice che la gente
cambia idea come le mode
insoddisfatti
complicati.
Sembra più complicato dimostrare la semplicità senza essere taggiati di menzogna, di perbuonismo, di falsità
che essere come tutti complicati.
Semplice no?

IN UNA VECCHIA CANTINA



In una vecchia cantina giaciono i ricordi della mia infanzia
sono tutti, gelosamente, custoditi tra gli spazi di quelle mura come un forziere dei tesori.
Entrare in quel cantuccio umido mi porta indietro negli anni
tra i colori, i suoni e gli odori del tempo della beatitudine.
Ho avuto una fortuna
godere del tempo della spensieratezza a lungo.
Restare bambina,
per tutto il tempo che ho voluto,
senza dovermi voltare indietro un giorno e scoprire di non aver goduto appieno del periodo più bello.
Quello che ricordo di me,
quello che mi raccontano i miei oggetti,
è che ho sempre usato la fantasia
dal nulla creavo dei giochi che duravano ore,
giorni a volte
poichè vinta dalla stanchezza li riprendevo il giorno dopo,
li continuavo
li completavo.
Il merito della felicità della mia infanzia va a mia madre.
mia madre che mi sembrava così severa a quel tempo
mia madre di cui ora ricalco i passi.
Sono entrata in quella cantina giorni fa.
ho sfiorato con mano tremula la mia giostrina delle api
è stata sulla mia culla
ha ninnato i miei sonni.
Ci sono i miei quaderni delle elementari
custoditi con cura dentro la cartella rigida
con cui andavo a scuola.
Viola con dei fiorelloni enormi,
orrenda.
Odiavo quella cartella
pregavo sempre si rompesse
ironia della sorte....
è ancora lì integra e sgargiante nei suoi colori
ignara del logorio del tempo che passa, della polvere, dell'umido.
le mie dita si posano su una macchinina a pedali
una macchinina blu della polizia
ultimo regalo di una nonna che non ho vissuto,
di una nonna, madre, che avrei voluto ma che la morte ha strappato prematuramente alla vita.
su quella macchinina a pedali si siede mio figlio
è come vedere me stessa
questa volta però ci sono gli occhi orgogliosi di una nonna a guardarlo
e hanno lo stesso taglio della donna che non c'è più
hanno la stessa luce, intensa.
in quella cantina ci sono tre età
quella che fu, quella che è e quella che verrà
che si prendono a braccetto
rispolverando vecchi oggetti che riprendono vita.
e, ora che la guardo bene,
forse quella cartella non è così orribile come sembra.
come direbbero oggi?
è vintage.

GIORNI D'ASILO



Apro gli occhi a fatica al nuovo giorno.
Mi sveglio
Sarebbe più adeguato dire sono obbligata a svegliarmi
L’odore di caffè pervade la casa
Un'altra giornata iniziaSono a metà
Ho la testa piena oggi
Le cose da fare sono tante
Il tempo poco.
Vesto Alessio di corsa e percorriamo la strada mano nella mano.
L’aria si è fatta fresca
Sono i nostri primi giorni d’asilo
Una tappa che ci indica che stiamo crescendo,
che avremo orari e regole,
nella spensieratezza dell'infanzia.
Mi piace quel momento
Quel momento solo nostro
Anche se precede occhi di bimbo gonfi di lacrime e passi frettolosi in un corridoio senza voltarsi indietro.
corridoio che mi sembrava così grande visto con i miei occhi cuccioli.

C'ERA UNA VOLTA...



C’era una volta
Un piccolo libo delle cornicette
La copertina verde acqua
Due passerotti vicini in copertina
Un infinità di colori sparsi sulla tavola.
Profumo di sugo che sobbolle sul fuoco
Vapori di un ferro da stiro e
Odore di bucato che sale ad ogni sbuffo di vapore.
Schiena di donna piegata sull’asse
Riccioli di bimba a ricader sul foglio
La testa china
Gli occhi attenti
Risate, chiacchiere e radio accesa
È così che siamo cresciute,
insieme.
Una donna che è stata portata via dalla sua terra natia
Troppo intelligente per non studiare,
Troppo giovane per curvarsi sotto il peso di una famiglia numerosa,
troppo sola tutto all’improvviso.
C’era una volta
La Sicilia
Il profumo del mare, del pesce
Gli antichi ricordi della bottega della nonna
Donna forte e nobile
Legame più forte dell’affetto materno
C’era una volta una madre commerciante,
l’addio alla terra natia,
troppi fratelli cui badare
la voglia di evasione
un matrimonio nel tempo in cui pensi ancora alle bambole
un tempo in cui è presto per ritrovarsi mamma
ma non sembra così strano dopo aver cresciuto quattro fratelli
rinunciando ai sogni.
C’era una volta una bambina di due anni
Che asciugava le lacrime di una madre
Ventiseienne
Rimasta sola
Senza neppure una delle due madri che amava
C’era una volta il mondo che ci siamo costruite
Fatto di giochi
Di insegnamenti
Di sacrifici
Di sogni
Una vecchia radio portatile suonava le canzoni
dei tempi
La vicina apriva le ante delle persiane e la chiamava
“lei canta sempre” le diceva
era la mia insegnante di pianoforte
donna sola,
magra, segnata dal tempo
i cui occhi si riaccendevano ogni qual volta
affondava la memoria ai tempi della guerra.
Alzavo lo sguardo
Forse solo Dio sapeva perché cantava la mia mamma
Posavo le matite e alzavo fiera il mio quaderno delle cornicette
Il sugo spento riempiva ancora la casa del suo profumo
Avevo quattro anni
Mia madre abbandonava l’asse da stiro
E si metteva al mio fianco
Era il momento che amavo di più
Andai a scuola, sei anni ancora da compiere,
che sapevo già scrivere e leggere
la cosa che mi piaceva di più era sapere che all’uscita da scuola
sarebbe stata lì
so di averle dato delle soddisfazione
nel crescere
credo di averla anche, a volte, delusa
ma lei
lei è sempre stata lì
severa a volte
amica altre.
Quante cose abbiamo fatto insieme
Quante volte sapevo che lei c’era
O ci sarebbe stata per me
Quante volte l’ho vista soffrire
Senza sapere cosa fare
Delusioni e amarezze
Dolori che la hanno invecchiata, stancata
Viso solcato
Più di quello che lo stesso scorrere del tempo
Poteva segnare.
C’è una vita di ricordi,
di domeniche sui prati
di giornate intere al mare
di occhi lucidi in sala operatoria
di una donna madre-nonna
c’è un rispetto
nato piano
c’è uno specchio che riflette
forse non due fisionomie simili
ma due cuori cresciuti insieme
due donne
uguali.
Quante cose potrei scrivere ancora
Ma una cosa di sicuro ho chiaro
… quanto ti amo…
mamma

LA PANCHINA NEL PARCO


Ai giardinetti
su una panchina
c’è un uomo solo,
un vecchio giornale
e una sigaretta.

La gente preferisce andare avanti,
fingere di non vederlo,
sfiorarlo quasi
per poter passare
affrettare il passo
non fermarsi a guardarlo.
Nessuno scambia da tempo due parole con lui
Lui finge di non vedere.
Fa un cenno,
un sorriso.
Finge di non sentire
la freddezza del vento invernale
la freddezza dell’indifferenza gelida

Una palla rotola sotto quella panchina
un bimbo corre a prenderla
il vecchio china le sue stanche ossa
e, per un attimo,
le dita rugose dalle ossa distorte di uno
sfiorano le mani accaldate e rosee dell’altro.

Il bambino
con i suoi occhi nocciola che brillano di vita
gli sorride e torna a giocare.

Oggi c’è più freddo
la palla rotola di nuovo.
Il bimbo corre, si ferma, e
cerca.

Cerca quell’uomo di ieri
quel nonno sdentato
che oggi non c’è.
Ma a saperlo restano, solo,
la panchina e il bimbo.

LA MANO DELL'AMORE

Pochi giorni fa
mi trovavo a confrontarmi con altre donne
su quale sia il significato di "essere una buona madre".
Domanda che, credo,
ci siamo poste tutte, prima o dopo.
Per quanto riguarda il mio metro di giudizio,
severa e
troppo ambiziosa del perfezionismo
sono ben lontana dal mio modello di madre"perfetta"
e questo lo dico in piena sincerità.
Mi sono soffermata a pensare e
un immagine si è posta ai miei occhi.
Un immagine che, quotidianamente, ogni giorno mi si pone dinnanzi.
Ci sono piedini di bimbo che muovono i primi passi,
incerti,
goffi.
E c'è la sicurezza
la sicurezza di questo bimbo di sapere che la mamma è lì vicino
pronta ad afferrare la sua mano se barcolla,
nell'incertezza dei primi passi,
pronta a sollevare il sederino da una bottarella sul pavimento
o togliere la terra dai pantaloni,
asciugare una lacrima con un sorriso e un bacio per dirti,
di nuovo,
ora va.
E tirarlo di nuovo su
e mollarlo nuovamente
per spronare la sua indipendenza
sempre pronta al suo fianco a tirarlo su se incespicherà,
sempre col suo sguardo sulla sua vita,
nella consapevolezza che spiccherà il volo
nella speranza che si guardi sempre indietro
consapevole che
quella mano è sempre tesa
ora,
per sempre.

DIRITTO DI DIGNITA'




Ogni giorno nel mio lavoro mi trovo davanti alla dignità delle persone
dignità che si annienta
tra le lenzuola bianche,
asettiche,
delle corsie degli ospedali.
Dignità che viene affidata nelle mani,
estranee,
di quei camici svolazzanti
che si avvicinano al bordo del letto
sfiorano la lamiera fredda della pediera
sussurrando a fil di voce
parole incomprensibili.
Osservo gli occhi delle persone seguire avidamente
quel muovere di labbra appena percettibile
strizzando gli occhi e tendendo le orecchie
per cercare una parola
una parola di conforto,
un gesto,
un contatto.
La dignità umana,
il rispetto della persona,
delle sue paure,
delle risposte che cerca
l'ho visto calpestare troppe volte.
Oggi di nuovo mi sono trovata a parlare
di morte dignitosa.
Mi rendo conto di dirlo sempre quando qualcuno se ne sta andando.
Come a voler ribadire
quel diritto sacrosanto
quel diritto alla vita che la morte ti sta togliendo
quella dignità che ti tolgono gli uomini.

PAROLE D'AMORE




Alessio è arrampicato sulla cassapanca in legno
cerca tra le scatole appoggiate sopra ad essa
la scatola dei soldatini per la precisione
e lui cerca l'indiano.

Andrea da sotto in piedi lo osserva curioso
in trepidante attesa.
Alessio estrae dalla scatola un cavallo
"tieni piccolo" gli dice porgendoglielo.
Poi fa per scendere
una carezza sulla testa e,
con voce dolcissima,
si rivolge al fratello
"attento amore.. che io scendo".
Questo dico a chi ancora mi chiede
è faticoso avere due figli vicini?

26 luglio 2005


26 luglio 2005

Ho pianto.
Sapevo l’avrei fatto…
Ma non credevo, non riuscivo a immaginare e non riuscirò mai a spiegare quanta emozione, quanto il fiato venga a mancarti, la sensazione che il cuore ti si fermi per un attimo.
E si è fermato.
Si è fermato mentre con gli occhi non mi lasciavo sfuggire ogni centimetro della tua pelle, ogni tua espressione, ogni tuo singolo movimento.
Tutti intorno continuavano indaffarati ma io non sentivo, non vedevo, avevo occhi solo per te.
E ho trattenuto il respiro per ascoltarti e ho fermato i battiti del mio cuore affinché il suo rumore non coprisse la tua voce.
Ho sognato.
Ho sognato una vita quell’attimo.
Quell’attimo in cui avrei, finalmente, incontrato i tuoi occhi, sfiorato la tua pelle, carezzato le tue mani, i tuoi piedini cuccioli.
Ma la realtà non può mai spiegare l’immaginario.
La realtà è palpabile, vera,
rimane.
Mi sembra tutto così strano.
Abbiamo condiviso nove mesi di emozioni, di vita insieme… strettamente insieme, di attimi, di sensazioni.
E,ora, mentre ti osservo in questo letto di ospedale con la luce del corridoio che illumina il piccolo viso sereno mi sento piccolissima.
Nell’attimo stesso che ti ho visto per me non è esistito più nulla.
Mio figlio.

Le lacrime scivolano sulle mie guance bagnando la tua testolina adagiata nell’incavo del mio braccio.
Dormi sereno.
Piango.
Dormi amore.
Piango.
È troppo emozionante.
Il tuo respiro è sincrono al mio i nostri corpi adesi mi permettono di sentire il tuo cuore che batte veloce.
Dopo nove mesi e tutto quello che abbiamo passato dal rischio di perderti all’urgenza io ti sento ancora dentro di me.
Non hanno ancora tagliato il cordone
Siamo ancora un tutt’uno.
Lo saremo per sempre.
Sei bellissimo amore.
Un pulcino piccolo in una tutina che ti fa sembrare ancora più indifeso.
Le infermiere passeggiano indaffarate nel corridoio.
C’è molto da fare stanotte molti parti, molti ricoveri.
Pensa di questo trambusto me ne rendo conto solo ora che distolgo per un attimo gli occhi da te.
Vorrei che il tuo papà fosse qui, con noi.
Anche lui ha pianto quando ti ha visto.
Già ti ama.
Il suo modo di guardarti stasera quando, per la prima volta, ti ha tenuto tra le sue braccia grandi, parlava per lui, per noi più di quanto le parole stesse non possano dire.
Dormi amore.
Sentiti protetto dalla tua mamma.
Sono qui e ti proteggerò sempre… dopo averti così tanto cercato, aspettavo, voluto.
Inspiegabile perfezione.
E io mi domando cosa di così superiore agli uomini crei una perfezione da lasciare sconcertati, da avvicinare alla Fede, che ti da speranza.
Mi volto ad osservare Laura, la mia compagna di stanza, si è addormentata dopo un ultimo sguardo all’incubatrice.
È piccolo come Alessio.
Un prematuro ma con tanta voglia e forza di crescere.
Mi rivolto verso di te e qualsiasi nome io abbia scelto per te in questo momento lo scordo.Per me ora sei solo AMORE.

SA DI TE


21/01/2009
Ieri sera ero davvero stanca
per nulla voglia di raccontare la favola dei tre porcellini, nostro rituale serale.
A dirla tutta mi ero appena messa in bocca una caramella di liquirizia per digerire la cena,
mi sentivo infastidita.
Il mio "naso da tartufi" grande si sdraia accanto a me.
Siamo abbracciati
parliamo del buio ma senza timori solo con pura curiosità.
"Mamma io sento un profumo" fa iniziando a muovere il naso arricciato
annusando l'aria intorno a noi.
"ma non so" faccio io pregando che non capisca che si tratta di caramella...
"ah ho capito mamma questo profumo" "mh.." mugolo io mezza assonnata
"SA DI TE..."
I miei occhi si socchiudono gonfi di lacrime di tenerezza.

Perla di saggezza

23/01/2009
Perla di saggezza... nulla di nuovo vecchia e risaputa.
Gli occhi sono lo specchio dell'anima.
parlano di noi....
passaporto limpido dei miei sentimenti, dei miei pensieri.

piccole emergenze...

E' solo di poche ore fa la telefonata di una mia amica spaventata davanti ad
una piccola emergenza con il suo bambino
dinnanzi alla quale non sapeva come procedere.
Non sono un medico però, credo che,
a volte un consiglio letto così tra un post e un altro di un blog possa essere ricordato.
E allora inizio subito con l'emergenza capitata a questa mamma amica mia.
Ricordando che per tutte le emergenze occorre sempre mantenere la calma
ciò aiuterà a riflettere e a non spaventare il bambino.

SANGUE DAL NASO ( Epistassi)
Può capitare che al bimbo sanguini il naso per una rottura di un capillare
spontanea o a seguito di un piccolo trauma, o di corpi estranei
introdotti nelle narici o per riniti allergiche o raffreddore
e, nella confusione di consigli popolari,
si adottino comportamenti errati che peggiorano la situazione e allarmano ancora di più
come ad esempio far chinare il capo all'indietro o introdurre nelle narici cotone o garze.
La cosa migliore da fare in questi casi far assumere,
o chiedere al bambino se collaborante, il capo in avanti
posizione che facilita il deflusso del sangue ed evita che sia ingoiato
comprimendo le narici tra il pollice e l'indice per almeno un paio di minuti.
Si può anche posizionare un cubetto di ghiaccio avvolto in un fazzoletto
alla radice del naso (ovvero tra gli occhi ) poichè il freddo,
creando vasocostrizione, aiuta a fermare l'epistassi.
Naturalmente non si arrestasse o si riproponesse più spesso di un singolo episodio
occorre rivolgersi al pediatra ( al quale l'episodio deve essere comunque riferito)
o al pronto soccorso.

INDIGNATA

17/01/2009
Questa la devo mettere per iscritto.
fosse per sfogo di rabbia,
di ribellione o, solo,
per raccontarlo.
La situazione è quella di VITA quotidiana.
Vita sull’autobus, vita di chi passa un oretta e mezza al giorno sui mezzi pubblici
Incontrando una tipologia variegata di persone.
Scene di tutti i giorni, o quasi.
Ora di norma e regola io viaggio in piedi
poi, per carità ammettiamolo, se l’autobus è semivuoto e dispone di più posti liberi… a quel punto mi accomodo pur’io.
Anche durante le mie gravidanze i miei spostamenti con i mezzi pubblici mi hanno sempre visto viaggiare in piedi.
Non che stessi male però…
Avrei apprezzato un cenno, un offerta che ti facesse provare il piacere di continuare il resto del percorso in posizione seduta donando alle gambe e ai reni un pochino di sollievo.
Comunque tornando a ieri.
Ringrazio che i miei spostamenti con entrambi i bambini sui mezzi siano ridotti allo zero.
Mi stavo recando al lavoro su una linea che, quotidianamente, è molto piena.
Dopo aver attraversato nervosamente tutto l’autobus imprecando contro l’obliteratrice guasta, dopo essere riuscita ad adempiere al mio dovere di perfetta cittadina pagante la corsa,
mi alloco in un angolino
cercando di dare meno impiccio al flusso di passeggeri che salgono e scendono.
La mia destinazione? Il capolinea.
Dopo un paio di fermate sale una ragazza.
Capelli ricci, neri foltissimi, occhi orientali scuri e profondi su una carnagione appena imbrunita.
Bella.
Per mano ha un bimbo che avrà si e no tre anni.
Al collo appeso un marsupio con un bimbo di un mesetto appena.
Nessuno pare accorgersi di lei.
Mi stringo ancora un po’ per farle spazio giocando con il bimbo più grandicello che mi sorride.
NESSUNO SI ALZA.
Nessuno vede
Non un cenno
Non un gesto.
Si libera un posto e io le dico di sedersi.
La gente inizia a borbottare,
PURE.
Una ragazza si alza per permettere all’altro bimbo di sedersi di fronte alla mamma che sulle gambe ha il piccino e naturalmente la borsa, il borsone e tutti gli armemicoli di accessori del caso.
Una signora sulla cinquantina insorge tra i borbotti esclamando, fiera e convinta del suo dire, che “il bambino NON DEVE sedersi che DEVE VIAGGIARE IN PIEDI” poiché lei ha cresciuto i suoi figli in piedi che lei lo sa bene essendo un EDUCATRICE ( ed ecco che quei pochi capelli che non avevo bianchi lo sono diventati….) che ha a che fare tutti i giorni con madri, pretenziose e scocciatrici, causa della prepotenza dei giovani d'oggi.
Per poi concludere con voce inasprita, come non ti aspetti di certo da un educatrice che si vanta di tale ruolo, poiché LE MADRI DI OGGI CRESCONO I FIGLI COME CANI…. Come barboncini o yorkshire.
A quel punto di tacere non mi andava più.
Così ho esordito tra le tante voci che, contrariate, difendevano quel diritto di una madre di occupare un posto sul bus che ho entrambe le cose DUE YORKSHIRE E DUE FIGLI e anche la sana presunzione di SAPERE che li sto crescendo in maniera differente.
Borbottando che ne è dispiaciuta ma "MI SBAGLIO…" nella sua presunzione di sapere di me, delle madri, dell’educazione, (permettetemelo anche dei CANI che chi mi conosce sa che adoro davvero d’un amore profondo che quasi può paragonarsi …) nel suo generalizzare, nel borbottio rimasto la signora educatrice ( detto con deferenza e inchino alla professione) è scesa dall’autobus.
PECCATO.
Mi sarebbe piaciuto, educatamente, contrariare così tanta saccenza.
In una società che esorta a fare i figli,
in una quotidianità di incontri bizzarri
anche questa è vita
LIFE .

LASCIARTI PIANGERE



16/01/2009

Il pianto del bambino,
diciamocelo,
destabilizza sempre un po' i genitori.
Quel pianto disperato per le coliche, per i dentini o per un nulla
quel pianto che ti tocca le corde del cuore...
e dei nervi, a volte
che ti lascia impotente altre.
Ma è il loro metodo di comunicazione e tu, speri,
che crescendo i canali di comprensione migliorino.
E ti aspetti ciò che di norma e regola è
l'immaginario collettivo dell'infanzia:
gioia, allegria e spensieratezza.
E ti destabilizza quel pianto
del tuo bambino, ormai cresciuto,
così sensibile che per un tono, un cartone alla tv, per stanchezza
o per un non so che scoppia in singhiozzi.
E allora non puoi altro che abbracciarlo
lasciando sfogo a tutta quella malinconia.
Anche se ti chiedi,
in questa società di genitori perfetti,
osservando l'allegria bambina degli altri coetanei
il perchè di questa tristezza nonostante le spiegazioni e le rassicurazioni
e mille dubbi di errori ti si affacciano alla mente.
Finchè un giorno lo stesso cartone,
( fino ad allora archiviato dietro la pila di dvd)
che lo faceva disperare fino a vomitare da tanta concitata disperazione,
non sortisce più alcuni effetti.
E allora ti rendi conto che sta crescendo
che sta diventando padrone delle sue emozioni
gestore di se stesso.
E se piangerà ancora lo lascerò fare
e aspetterò con lui che abbia versato ogni lacrima.
E' il suo "diritto di piangere"
di rimanere sensibile in un mondo dove il pianto da da pensare solo ai grandi.

Senza tante parole



15/01/2009
non aggiungo parole
al fascino di quest'amore che si commenta da solo


FARFALLE


voglia di primavera.......

L'USCITA DI OGGI

29/12/2008
Va sicuramente scritta ma, credo, si commenti da sola
non sapevo se scoppiargli a ridere in faccia
ma vista la serietà della sua faccia non ho voluto
prendermi burla di lui
che arriva da me,
scuotendo la testa
e mi dice
"EH MAMMA... QUESTA NON è VITA"
Oggi è spuntato il sole
sulla mia città.

Un sole tiepido che cancella il ricordo del giorno di neve
Non siamo abituati alla neve...
Anche se su di me ha sempre un fascino particolare.

E quanto è bella la mia città oggi sotto questo fascio di luce
le sue case arroccate l’una sull’altra
Così addossate che
ti rendono difficile capire dove sia la fine di una e l’inizio dell’altra
Così vicine che
le finestre si sfiorano
nei dedali dei vicoli.


Ed ecco i primi impavidi che,
ostentando coraggio,
iniziano a togliersi le giacche
lasciandosi scaldare le ossa dal tepore di quei primi raggi del mezzogiorno.


Ed ecco a Piazza De Ferrari
gente sdraiata sul prato intorno alla fontana,
bambini che corrono,
pance che, meravigliosamente, abbozzano la loro presenza
spingendo un po’ sotto il tessuto morbido dei maglioni
sotto lo svolazzare dei cappotti socchiusi.


Vecchietti sulle panchine
tavolini di un bar all’aperto
giornali e occhi strizzati per la luce
chiacchiericcio gioviale
al nuovo sole


Mi è apparsa così la mia città oggi,
così bella
forse lo è sempre stata o, forse,
basta guardarla con occhi diversi,
dopo un giorno di neve che aveva ovattato i rumori,
... sento che la primavera arriverà presto.

COSLEEPING DE NOI ALTRI



Ovvero come si dorme in casa mia…
cronache di una notte di questi giorni.

Mi infilo, silenziosa, nel lettone.
Ormai sono quasi le due di notte
Alessio dorme
E nel sonno assume la mia stessa identica posizione
Rannicchiato su un fianco a bordo letto
Nel centro il lettone è quindi vuoto
Chi è che diceva che dormendo insieme gli spazi si riducono?
Ah ah ah
Bisognerebbe solo convincere il papy a dormire nel mezzo!
Ah il papy…
Ecco chi era ad asserire a gran voce “NEL LETTONE MAI!”
snocciolando a seguire una serie infinita di valide motivazioni
che partivano dalla perdita dell’intimità, ai vizi per finire alla scomodità …”anche del bambino stesso eh?”
Mentre tu, che non aspetti altro l’attimo in cui finirà di parlare, guardandolo dal basso in alto dopo aver asserito silenziosa a tutto quel proferire di “motivazioni validissime”
te ne esci, serafica, con un
“per concludere rivelando al bambino che il papy che non lo vuole nel lettone è lo stesso che ha dormito con la sua mamma e il suo papà fino…”
ti interrompi, pensosa, in una mossa studiata
“ fino a che età Sandro?” chiedi interrogativa
mentre un sorriso sornione ti nasce nel cuore alla sua bofonchiante risposta, tutto indaffarato a trafficare in un nulla che pare interessarlo piuttosto che alzare lo sguardo
“ Che vuol dire quelli erano altri tempi… si era in tanti…”
Non replichi tanto sai...
Sai di aver trovato la chiave
La chiave che ha forzato un po’ la serratura.
E' iniziato così il coo-sleeping de noi altri.
E ti ritrovi lo stesso papy, prima ostico, a promuovere gli effetti positivi del dormire insieme
nelle serate tra amici e vorresti sorridere mentre senti ripetere le stesse parole che proclamavi tu
“vuoi mettere la sicurezza che trasmetti ai bambini?”
E ti ritrovi lo stesso papy ogni sera a infilare i tuoi figli nel vostro letto.
Ma torniamo a questa serata.
E così, dicevo, mi rimetto a dormire…
O almeno, ci provo.
Sono le due.
Ho dormito pochissimo attardata fino a mezzanotte al computer per fatica a prendere sonno.
Ma mi aspetta una giornata di lavoro e sarà meglio chiudere gli occhi.
Nel pieno del primo sonno sento Sandro chiamarmi a gran voce.
Ha bisogno di una mano
Andrea ha vomitato, di nuovo, tutto il lettino.
Faccio fatica a collegare la frase udita al cervello, indugio ancora un attimo,
rigirandomi dalla parte opposta.
Poi ci penso e, come se l’avessi sentita solo in quell’istante, balzo giù dal letto.
C’è poco da fare… mi ripeto rigirando tra le mani il cuscino zuppo.
Smonto tutto il letto.
Paracolpi, piumone… nulla si è salvato.
E pensare che lo avevo cambiato tutto la mattina stessa mi lamento tra me e me.
Tempo di cambiare il letto, il bimbo e il pigiama il marito ed ecco che…………
Altra vomitata a seguire.
Ne usciremo da questa influenza virale?
Era meglio non porsi questa domanda.
Tempo di posare la testa sul cuscino,
percepire gli occhi socchiudersi al sonno che sopraggiunge,
che la vocina sottile di Alessio mi richiama di nuovo alla veglia.
“Mamma…. mi sono fatto la cacca addosso...”
questa volta balzo in piedi immediatamente,
accendo la luce, accorro da lui
e consolo le lacrime che, quell’umiliante incidente, stanno facendo scorrere sul musino del mio bimbo.
Coccolato e tranquillizzato,
Cambiato e pulito
mi stringo il mio piccolo uomo.
Mio marito ninna Andrea che sembra, finalmente, aver trovato pace.
Arriverà nel lettone
o forsearriveranno insieme.

24/12/2008
Comunque ... buon natale
non era questo il Natale tanto atteso...
ma non immuni alle virosi stagionali
ci ritroviamo, vomitosi e febbricitanti,
ad augurare a tutti quelli che leggono il nostro blog
o per caso ci capitano un affettuoso Buon Natale


COMPLICITA'


18/12/2008


Complicità ovvero:
Quanto durerà un segreto sulla bocca di un bambino di tre anni?
oggi dopo giorni e giorni di malattia finalmente abbiamo messo il naso fuori di casa
un po' frastornato però felice di aggirarsi mano per mano con me
per i negozi illuminati a festa
ora ha un segreto da condividere:
il regalo di papy.
rido solo a pensarci.
quanto durerà
appena aperta la porta stasera?
ah ah ah

pupazzo di neve




Ed eccoci alla nostra creazioni di oggi
Velocissima idea per il natale
Occorrente:
due piattini di cartone di misura diversa o del cartoncino da cui ricavarli
forbici punta arrotondata
colla tipo vinavil un pennello
pennarelli, un cordoncino
un po' di cotone
bottoni, stoffa e tutto ciò che suggerisce la fantasia per le decorazioni.
Sovrapporre i due cartoncini rotondi l'uno sull'altro in modo tale che la sagoma assuma la
forma di un pupazzo di neve
utilizzando un pochino di colla fissarli tra loro.
Procedere con la stesura su tutta la superficie dei cartoncini della colla vinilica
sovrapporre il cotone acendo una leggera pressione.

Incollate ora i bottoni o del cartoncino nero per creare gli occhi e i bottoni della giacca,
la carotina per il naso e il cappello del pupazzo di neve che può essere di cartoncino
colorato con i pennarelli o di stoffa applicata sul cartoncino.
fissate un cordoncino dietro la testa del pupazzo e appendetelo
carino no?
con un po' di fantasia si possono creare varie sagome.




CENETTA SENZA PAPA'

16/12/2008
Ieri sera mio marito è uscito a cena fuori con i colleghi
e noi tre ci siamo concessi una cenetta romantica diciamocelo non scevra di porcheriole varie.
Abbiamo apparecchiato con cura la sala da pranzo e seduti vicini abbiamo cenato
argomento della serata: la destinazione della nanna serale.
Ovvero: attacco al mio letto,
a coppia.
Attacca alessio "andrea dove vuoi dormire dopo nel tuo letto? no? "
( detto senza aspettare che il fratello aprisse bocca in uno dei suoi farfugliamenti)
Andrea scuote la testa per imitazione
"Ah vieni nel letto della mamma? Bravo."
Andrea annuisce per imitazione
"Ma non fai bum bum eh? ah bravo"
( definizione di salto tenendosi alla testiera e lasciandosi andare sul letto)
andrea fa no no con la testa.
Decisione presa ci pensa ancora un pochino e fa
" E papy, che è andato con i colleghi, dorme nel mio letto
tanto lui è piccolo"
tiè sistemati tutti.

LA SALA DA BALLO

14/12/2008
Ieri sera torno da lavorare,
stanca, un intera giornata
pazienti, ritmi frenetici e avanti indietro sui mezzi pubblici.
Insomma praticamente morta di stanchezza
con l'unico desiderio di rilassarmi, togliermi le scarpe, sdraiarmi sul divano
lasciare andare la tensione e la stanchezza.

Cosa praticamente impossibile con due cuccioli, carichi di energia, che ti aspettano per giocare pronti a saltarti al collo
e la nonna, con la bandiera bianca issata, arresa ai due pirati dei caraibi che ti guarda con trionfale liberazione.
Prima di rincasare mi fermo in edicola,
praticamente un emporio di tentazioni,
e così mi ritrovo carica di un bustone col facciotto sorridente di babbo natale con scritto "sorprese e passatempi" che,
diciamocelo, lo sai che ci troverai delle cagatine... ma il gusto della sorpresa ti tenta sempre un po'...
un libretto di winnie pooh con in regalo una trottola
e un cd di canzoni natalizie che le contiene proprio tutte.
E così messo su il cd e confermato che si tu quei bustoni sorpresa non li comprerai più
ti ritrovi a dimenticare la stanchezza
a dimenticare la cena da preparare
una nonna che gira intorno al tavolo con un nipotino in braccio facendolo roteare a ritmo di Jingle bell rock
e tu con il più grande a piroettare
la sala diventa una grande sala da ballo
le teste girano un po'
e quel gridolino di gioia che irrompe nella stanza al suono di silent night
ti conferma che si
questo è proprio un bel natale.
AUGURI A TUTTI

DEDICATO A TE

12/12/2008

E mi ritrovo circondata da persone speciali
e tu sei tra queste
e mi ritrovo a leggere parole che mi confermano quanto è vera la tua amicizia
e mi ritrovo la sincerità delle tue parole che mi riportano alla realtà... che mi spronano a ritrovar me stessa
a scrivere di me qui nel blog in modo nuovo... nel mio modo
a riflettere sulle tue parole che, con il tuo permesso, riporto qui
parole che mi confermano il tuo affetto
vorrei abbracciarti fortissimo
vorrei gridarti forte quanto ti voglio bene.
"Sei bella come un fiore, beba, amarti è bellissimo e anche starti vicino è un privilegio.Il tuo blog non rispecchia quello che sei:
tu sei un deposito di affetto caldo, una lava bollente di gioia, un baule grande di tesori.
È un periodaccio, va bene, diamoci la mano allora!Ebbene, la vita prosegue anche in un battito di ciglia di un'amica lontana.
È questo che non ci fa stare soli: il contatto, il dialogo, la comunicazione, l'appoggio.Tu sei un punto fermo anche quando taci, ma quando taci mi sento sola.
Ti voglio vicina, anche arrabbiata, delusa, ferita dal mondo che ti sta attorno e da persone che ti hanno fatto male, ma non è finita qui.C'è sempre un punto, un punto che magari ora non vedi perché tieni gli occhi troppo chiusi, da cui si può ripartire.Io ti tengo per mano, e magari il punto lo vediamo insieme.Ti stringo sempre forte al mio cuore."
e ancora
" il tuo cuore è una casa
ha venature forti, spingono come travi,
le cui pareti si fanno elastiche ogni volta per far entrare, accogliere.
sei morbida come nido per piccoli implumi, vivace come un acquilone.
è bello stare nel tuo cuore mi sento protetta.
fa che anche tu provi lo stesso."
E come potrei non provarlo?
Ancora oggi, tornando a casa, ho trovato un segno del tuo affetto per me

NATALE CON GLI OCCHI VOSTRI

11/12/2008

"Quest'anno questo albero farà il suo ultimo natale in questa casa"
siamo arrivati a questa conclusione aprendo lo scatolone impolverato degli addobbi.
Perde i pezzi
è rovinato.
E' un acquisto di quando presa casa, immersi nelle spese, di più non potevamo permetterci.
Ogni anno lo guardo
e non mi piace.
A seguire lo scatolone delle palline
ce ne fosse una uguale all'altra...
e i festoni ? Sembrano code di gatto spelucchiate
no no proprio non ci siamo.
Per quest'anno passi ma l'anno prossimo voglio un albero come si deve
ci si lamenta
iniziando a fissarlo alla base.
Ma quest'anno non tocca a noi scegliere come posizionare le palline
e poi, casca proprio a fagiolo,
un modo per impegnare il tempo di un freddo e piovoso pomeriggio invernale di due bambini malaticci.
E poco dopo ti ritrovi a canticchiare le canzoncine natalizie tutti intorno all'albero
mani che si incrociano che si passano palline e gancetti
pigne e stelline
la casa si scalda di luci e suoni,
le risate riempiono l'aria,
gli occhi dei bambini sono lucciole accese
e l'atmosfera natalizia ritrova dimora nel tuo cuore dopo non so quanti anni che non la senti più.
E ti ritrovi a guardare quell'albero, storto e spelucchiato,
con le palline tutte da una parte
quell'albero che mai
mai ti è sembrato così bello.
Mi sa che non butterò via così facilmente quel vecchio albero

largo al nataleeeeeeeeeeeeeeee





brillantini ovunque



...E POI IO TI VOGLIO BENE...

13/11/2008

Sono lusingata
cammino metri e metri da terra
con un sorriso da parte a parte.
Sono rientrata da poche settimane al lavoro
Ora che con oggi ho girato tutte le stanze, rivisto tutti i turni,
solo ora posso dire di aver rivisto tutti i miei pazienti,
tutti quelli che sono rimasti,
tutti quelli che restano, a combattere la vita di ogni giorno, tra rinunce e sedute di emodialisi.
Oggi ho avuto due conferme da due persone, due donne.
Una persona, una ex maestra, che avevo incontrato solo per pochi mesi,
prima di fermarmi in maternità,
che nel rivedermi si è illuminata in viso e mi ha detto " mi ricordo di lei... mi fu di così
tanto conforto..."
quelle parole mi hanno reso la giornata meravigliosa...
E poi un'altra persona una donna particolare, madre di otto figli, rimasta vedova giovanissima
ancora oggi matriarca guida di questa numerosissima famiglia.
Premetto che non sono una persona che accetta di buon grado ricevere regali dai pazienti
ma da quando ho i bambini devo dire che, spesso e volentieri, mi sono arrivati dei pensierini deliziosi.
Magari le calzette di lana fatte da loro
che trasudano di ore passate ricurve a sferruzzare
e a quel punto è pure brutto rifiutare...
Ora però mancavo da lavoro da due anni e non mi aspettavo certo quello che è successo oggi...
Quando è arrivata questa signora
oggi mi ha consegnato un pacchetto zittendo i miei "ma non dovevi..."
con un secco "zitta e prendilo non è per te... ".
Già solo il gesto, l'aver pensato a mio figlio mi riempiva il cuore di felicità e di una sottile malinconia nel
pensare che persone che potrebbero godere dei bambini, viverseli non lo fanno mentre un estranea, che non mi
vedeva da tempo, aveva comunque conservato quel piccolo pacchetto per me... per il mio bambino.
Quando l'ho aperto sono rimasta esterefatta
una sterlina d'oro
sono rimasta basita.
Con gli occhi umidi e la voce flebile la "dolcissima signora tedesca" ,
la chiamerò così,
ha aggiunto
"e poi io ti voglio bene..."
Mi si sono gonfiati gli occhi di lacrime
mi è esploso il cuore di orgoglio...
chi semina raccoglie
e io ho raccolto ....
non un regalo
ma l'affetto di queste persone.

TOMBOLINO




11/11/2008


TOMBOLINO oggi ha calvalcato la bellezza del traguardo dei 14 mesi
naturalmente ancora non spiccica un granchè di parole....
ad eccezzione di "mamma" detto prestissimo con i miei occhi che si illuminavano, tronfi, stile fanale e
"papà" che dopo mesi di tartassamenti
del maschil genitore e, forse, complice il delirio febbrile si è graziato di farfugliare nell'ultima settimana.
E meno male che essendo il secondo figlio
a detta degli "espertoni saccenti" avrebbe dovuto, stimolato dal fratello, parlare presto .
Ma tombolino ha chi lo capisce
e di conseguenza perchè mai sforzarsi?
è... è un cartone animato
onomatopeico
gnom gnom per chiedere un biscotto, un tuc o ogni sorta di altro pacciugo
deliziosamente appeso allo sportello sopra il frigo
(che è quello delle porcate per intenderci)
quello non lo sbaglia...
bau bau per indicare i nostri due cani...
brum brum quando gioca con le macchinine
praticamente ho partorito un MANGA....
Però tombolino ora manifesta apertamente i suoi sentimenti
ed è dolcissimo
quando, mentre faccio i piatti, si nasconde dietro l'arco della cucina spunta e mi urla "tettete" a suo modo
e poi corre ad abbracciarmi le gambe.
Ora manifesta il suo affetto anche con il fratello
oggi ad un certo punto se l'è pensata ed è corso ad abbracciarlo.
Tombolino era il mio zingaro
e lo è ancora
puoi cambiarlo cento volte al giorno e lui è sempre sporco
al contrario di suo fratello "il lord" lo chiamavamo sempre pulito, preciso, attento
ora abbiamo.... il "lordo".
Passa le giornate steso per terra ad osservare scopre il mondo e io, che lo osservo incuriosita, mossa dalla voglia di riscoprirlo con i suoi occhi
è testardo,
cocciuto e testardo ogni cosa contro il suo volere è una lotta
e quando gli dici no questo non si fa
si allontana, imbronciato, a gambe larghe sbattendo i piedi
in quello che è stato amorevolmente definito "il pinguinare".
Ma ride
ride sempre.
E non c'è cosa più bella, al risveglio del mattino, del suo sorriso anche se è l'alba e ti chiedi perchè
perchè non poteva dormire un po' di più come i figli degli altri
(ma poi dormiranno davvero i figli perfetti degli altri quelli che non creano mai problemi, dormono, giocano zitti e mangiano da bravi? mah....)
adora il bagnetto e sopratutto ...schizzare l'acqua ovunque
adora i giochi del fratello quelli dei piccoli a lui non interessano
più di tutto i telefoni e ogni cosa che possa somigliarvi tipo i telecomandi
adora aprire gli sportelli e rovistare tra le cose.
Gli piace stare all'aria aperta, fa ciao ciao a tutti con la manina
osserva tutto come un turista in una città sconosciuta, avidamente rapito da ogni cosa,
osserva le persone scrutandole attentamente e se gli piacciono accompagna quel gesto con un ciao detto a gran voce
adoro quel suono squillante
gli piacciono i cani e i bimbi quando li vede impazzisce
vorrebbe correre ad abbracciarli
e ai giardinetti gioca con i bimbi più grandi che tra un po' manco si accorgono di lui...
piccolo nanetto in un mondo di vatussi bambini.
Adora la musica e le pubblicità
ah le pubblicità...
diciamo che noi accendiamo la tv solo per quelle
che poi a ben pensarci, per i tipi di programmi che trasmettono,
mica ha tutti i torti a preferirle
e balla
balla sempre.
Potrei parlare per ore di lui...
di un bambino come tanti altri che passa le giornate a giocare con le mollette
sgranocchiando plasmon,
che adora essere rincorso
e al quale devo nascondere il mio cellulare.
Non sono di quelle mamme che gonfiano il petto per le meravigliose evoluzioni dei figli
però sono tra quelle mamme che, beatamente,
si godono la meravigliosa quotidianità dei figli
magari stanche
al ritorno dal lavoro
con mille cose da fare
ma questo tot di righe al mio piccolo le dovevo.

VUOI UN PO'?


11/11/2008

Due settimane
due settimane di delirio
tutti e due i nanussi con una tosse catarrosa da far concorrenza alle descrizioni del più
abile scrittore di romanzi gialli
profonda, cupa, scricchiolante.
Il nanerottolo grande
naturalmente il primo ad essersela presa all'asilo,
oh pardon alla scuola materna,
si rivolge al fratello da noi ora rinominato
il piccolo smilzo
perchè delle sue cosciotte grasse tutte piegotte e delle sue guanciotte da pizzicare è rimasto ben poco
con voce flebile,
tra uno starnuto e un colpo di tosse,
mosso dal più caritatevole e amorevole dei sentimenti: la condivisione tra fratelli
e gli chiede "vuoi un po' di influenza?"
detto fatto vuoi mica rifiutare una così gentile richiesta?

... DAL MARE

11/11/2008

E stringo tra le mani,
con occhi lucidi,
il battito accelerato per l'emozione, un dono
che mi ha portato il mare
Non il mare dalle placide ondema quello cupo,
dei giorni di tempesta,
quando sbatteinquieto,sofferente,piangente.Eppure.....eppure tra la balia di quelle onde affrante,infrante,il mare mi ha portato un regalodal mareal maree io assaporo pian pianoquelle pagine chemi avvicinano all'isolami avvicinano a te
Come ...
ricordi?Ne parla nelle prime pagineattende che l'ondaperchè dice il mare immenso,l'oceano mare,che infinito corre oltre ogni sguardoc'è un luogo dove finisce,e un istantel'immenso mare e un istante da nulla....una strada da qui al mare...E sarà il mare che ci ha unitoad unirci,in un legame indissolubile,forte come le sue ondeplacido come cullaeternocome è eternol'oceano mare.
Dedicata ad una amica
che nella sofferenza del dolore,
del dolore vero, quello
che solo la morte ti fa provare
nella sua solitudine
ha aperto il suo cuore grande
toccando le corde del mio.

MINA


13/10/2008
Mina........

Sono triste,
tristissima oggi, mi dispiace scrivere sempre di stati d'animo negativi.
Sono incazzata con la vita.
La vita non è giusta
la vita fatta di alti e bassi
che troppo si accanisce con le persone buone di cuore.

Si chiama Mina
è vecchia si ha ottanta e... e non mi ricordo più quanti altri anni.
E' la madre del migliore amico di mio marito
quell'uomo, Gianfranco,
allegro e amante della vita
il ragazzone, quarantenne burlone e animatore, che mi ha fatto conoscere Sandro e che,
in silenzio,
annientato dalla voglia di non combattere, non sopravvivere alla sua malattia, di non dipendere da un macchinario,
di non vivere
si è lasciato morire.
E' morta anche lei da allora, morta dentro.
E' quella madre che mio marito ha avuto quando la vita gli ha tolto la sua.
E' amore puro per me.
Mina è una donna alla quale la vita ha tolto tutto a cominciare da sua madre morta per un tragico incidente quando lei era poco più che una neonata.
Mina è una donna che si è fatta da se.
Cresciuta senza affetto con una zia, signorina, che non la voleva tra i piedi e l'ha cresciuta facendole percepire questo rifiuto.
La vita le ha tolto la serenità quando il marito, grande lavoratore, è stato colto da un ictus ed è andato pian piano consumandosi.
Le ha tolto la sernità con un figlio malato morto troppo giovane.
Le siamo stati vicini più di quanto parenti veri non abbiano fatti mentre avvoltoi intorno a lei rimasta sola miravano solo ad arranfare
per un lungo periodo abbiamo annientato noi come coppia, come persone, come necessità solo per lei.
Poi, si sa la vita è impegni, l'arrivo dei figli, il lavoro, i problemi personali
e poco a poco meno è stato il tempo che abbiamo potuto dedicarle.
Ieri l'ho vista
dopo due tre mesi.
Mesi nei quali mio marito c'è comunque passato sempre uscito dal lavoro.
Ieri ho visto una donna consumata dalla malattia
una donna con negli occhi la rabbia di non riuscire più ad alzarsi
lei che ha sempre spaccato gli argini
ora gira con il girello, si vergogna dell'alza water, del sostegno al letto
di quella casa che è divenuta per lei una prigione.
Odia quella se stessa.
E io in quello sguardo rivedo Lui.
Rivedo lo stesso odio che aveva Gian
Rivedo il ripercorrere degli stessi passi
e piango.

GLI OCCHI DEL DOLORE...


11/10/2008

C'è una famiglia
che non arriva a fine mese...
che dico?
c'è una famiglia che non arriva all'inizio del mese.

C'è una donna che negli occhi
ha la scintilla della dignità
forse ancor più di tante nobildonne.
Lei
lei che ne ha subite di ogni sorta
d'umiliazione
e cattiverie.
Lei che, negli occhi colmi di dolore,
ormai quasi spenti
conserva ancora
una scintilla di vita.


Lei che non si è mai curata del colore della sua pelle
Lei maltrattata proprio per quel colore ambrato
Lei che ha i piedi doloranti la notte quando torna
che suda, lavora e combatte con il sonno
Lei che ogni giorno rischia
di non vedere più i suoi figli.

stai crescendo


27/08/2008
Stai crescendo
Andrea ti guardo sai di cucciolo e stai crescendo
Ti guardo e ti amo perché vedo in te tuo fratello
Poi ti guardo e vi vedo così diversi.
Avete lo stesso sorriso al risveglio, la stessa voglia di restare svegli combattendo con il sonno per non perdervi nulla della vita, la stessa voglia di camminare presto.
Ti amo perché sei sempre scalzo.
Sei il mio gitano a piedi nudi.
Ti togli le calze mi guardi di sottecchi e ridi
Ti amo perché ti butti ad abbracciare tuo fratello, lo baci e te lo mangi.
Ti amo perché senza lallare e senza essere mai andato oltre i gridolini mi hai guardata, come a dire guarda lo so fare, e hai detto mamma.
Ti amo perché papà, geloso, cerca di confonderti le idee e far diventare quel mamma un pa-pà e tu gli sorridi e dopo un ma-pa… ripeti fiero mam-ma.
Ti amo quando sdraiato a pancia sotto punti le mani e provi a piegare le ginocchia e te ne stai culetto all’aria pronto prima o poi a partire per finire rotolato su un lato.
Ti amo anche quando non dormi la notte e te ne resti, appeso al letto, a chiacchierare.
Il tempo sta volando cucciolo Andrea
Ogni giorno una conquista.
Ogni giorno si avvicina sempre più al momento in cui mamma tornerà a lavorare e conterà le ore, pregherà il tempo di affrettare la sua corsa per giungere a casa e abbracciarvi stretti.

primo incontro

27/08/2008

I miei figli…
Parlo così poco di loro ma, a volte, temo che con le parole non si renda loro merito poi, penso, un giorno rileggerò queste parole e, come una finestra aperta in un giorno di sole, mi scalderanno il cuore e socchiudendo gli occhi rivivrò ogni attimo.
Come una stanza di libri impolverati le parole ritroveranno forma.
Rispolverando cassettini del cuore mai dimenticati, ma sopiti,
come frammenti di barche portati dalle onde placide che carezzano la riva nei momenti di malinconica
quiete dopo la tempesta.E ogni tanto mi lascio cullare e mi faccio piccola in una barchetta di gheriglio di noce nel fiume dei ricordi.

Partirei dal primo incontro e attraverso il racconto, l’incrociarsi di aneddoti e fatti dipingere il loro essere.
O meglio dal pre incontro
Non c’è da stupirsi se tutte le volte che Alessio toccava la pancia Andrea dal suo interno, specie gli ultimi mesi , reagisse con movimenti e calcetti.
Sentiva il fratello in un modo pazzesco.
La prima volta che Alessio venne in ospedale rimase scioccato vedendomi lì…
Pianse tutto il tempo nella strada di ritorno verso la casa dei nonni.
Pianse tutta la notte, nel sonno.
Alessio è un animo sensibile.
Troppo sensibile a volte.
E non sai che corde toccare per non ferire quel suo, complicato e fragile, mondo interiore.
La seconda volta che venne era il giorno del cesareo.
Avevo il terrore che, visto il dramma vissuto il giorno prima, trovandomi così sdraiata a letto e sofferente potesse starci male di nuovo.
Ma lui voleva venire e, d’altra parte, portargli Andrea dopo a casa così, senza il suo coinvolgimento, poteva portare solo al peggio.
Su questo ne ero certa.
Alessio voleva vivere quegli attimi e coinvolgerlo era l’unico modo per renderlo partecipe e quindi dare lui la giusta importanza.
Non ci fu una grande reazione invece.
Ritrovarmi dove mi aveva lasciato lo tranquillizzò.
Passò tutto il tempo attaccato al vetro della stanza nursery così come fece poi negli altri tre giorni precedenti le mie dimissioni.
Appena la tendina scorrevole si alzò rivelando quel mondo ottundato, di copertine calde e di occhietti socchiusi, al vociare rumoroso e curioso dei parenti delle mie colleghe di avventura Alessio appiccicò il suo naso contro il vetro poggiato saldamente alla spalla del “suo” nonno.
Non servì che un breve sguardo e ancora mi chiedo casualità? Sensazione? Richiamo?
E quel ditino si fermò in seconda fila dalla parte opposta a dove Alessio si trovava.
Dalla culletta inclinata un po’ sommerso sotto le coperte faceva capolino il viso di un bimbo.
“ mio bimbo andeda” disse certo e non si sbagliava.
I giorni successivi indicava nel vetro che oltre quello, che come facesse a riconoscere sempre non lo so, ne voleva altri due o tre… ma questo feci finta di non sentirlo…. Ah ah ah


IL PRIMO INCONTRO.

Il giorno delle dimissioni è sempre il giorno più bello.
Tornare alla propria casa.
Avevo preparato un vestitino per l’uscita messo in valigia proprio per l’occasione picchè di cotone azzurro, con un orsetto marinaio, e giacchetta coordinata molto molto fine.
Ma in quel momento finite le routinarie visite il mio unico pensiero fu: fuori … a casa.
Così lasciai indosso ad Andrea quel vestitino verde e arancione in cotone con le maniche lunghe che gli avevo messo la mattina.
Quella tutina non l’avevo comprata io.
D’un tratto il caldo settembre, dei giorni precedenti il mio ricovero, aveva lasciato il posto ad un freschissimo settembre e io, che non avevo preparato cosine a manica lunga, avevo mandato di tutta corsa mia mamma a comprare qualcosa di più adatto.
Arrivò con due tutine molto colorate una azzurra e gialla e l’altra verde e arancione.
Mettevano allegria a vedersi non erano le solite tutine azzurre.
E io quel mattino avevo scelto quella verde e arancio…
Arrivai a casa e, mentre salivo le scale con la navetta, un Alessio fibrillante di allegria e gridolini di gioia mi urlava riferito al fratello, che i giorni prima non aveva che potuto vedere tramite un freddo vetro, “mamma l’ hai preso allora l’ hai portato via…”.
Posai la culletta sul divano e mentre Alessio scalpitava per volerlo toccare e baciare mi accorsi di una cosa.
Naturalmente avevo dato a mia mamma un po’ di cambi per i giorni in cui Alessio era stato da lei tra cui una maglietta che, a dirla tutta, non so chi me l’avesse regalata ma ricordo benissimo che a inizio stagione gli stava ancora un po’ larga e, per questo motivo, non gliela avevo mai messa.
Era la prima volta che Alessio indossava quella maglia.
Ciò che si presentò ai miei occhi increduli fu questo:
neanche ci fossimo messe d’accordo …



Mi fermo a guardarli....

27/08/2008
E ogni tanto mi fermo a guardarli,
da lontano,
come uno spettatore ,
e resto affascinata.



Mi scosto leggermente da loro,
i riflessi allertati pronti a scattare
ad un impercettibile cenno di pericolo,
il respiro reso più silenzioso
lo sguardo furtivo
fintamente posato altrove.
E li guardo
Stanno crescendo.
Insieme
Uniti.
Belli… certo per quale madre non sarebbero belli?
I propri figli.


E allora, solo in quel momento, mi accorgo
come se fino a pochi attimi prima
i miei occhi stessero guardando
ma non cogliendo
tutti i gesti d’amore,
che poi scimmiottano i nostri,
quelli che noi rivolgiamo loro..
Ogni giorno, ogni istante.
E allora una mano ancora imprecisa
di Andrea afferra il viso di Alessio
In quella che appare una buffa carezza
Ma è già un dolcissimo gesto d’amore.
E fingo di mettere i calzini nel cassetto,
Li guardo di soppiatto ,
Sono girata
Ho tre occhi
Due fanno attenzione il terzo occhio
Click
Coglie l’attimo.
Ferma il tempo.
Mi permetterà di rivederli sempre così.
Alessio afferra i piedini nudi di Andrea
Li annusa, ride,
si butta a fianco del fratello
che lo guarda, ancora incapace di comprendere, ma
si lascia coinvolgere e ride
ride anche lui
Alessio si solleva afferra un piedino
E lo bacia
gesto carico, intenso, inspiegabile
d’amore.


E ogni tanto mi fermo a guardarli…
rapita,
incredula
d’aver creato io quei due gioielli che brillano di luce propria
e, che, di cotanta luce riempiono le mie giornate.
Risate argentine
Rimbombano tra le mura,
irrompono in un silenzio che solo a tornare indietro con la memoria
pare così insopportabilmente vuoto e triste prima che loro due fossero tra di noi.
Completezza di un gesto,
quello dell’unione tra un uomo e una donna bambina che più di una volta,
combattendo insieme, uniti ,
quel loro amore hanno voluto difendere
hanno voluto crederlo
hanno deciso di viverlo…
e mi fermo a guardarli
Alessio guarda Andrea serio gli
Occhietti nocciola di uno persi negli occhi scuri e intensi dell’altro
Si parlano si capiscono
Gelosa io di questo codice cifrato
Fiera madre io di questo rapporto fraterno
Si sorridono
E di nuovo Alessio si china verso il fratello,
bacia la sua mano,
sbottona il suo body,
inizia con gesti goffi ma precisi nell’arduo compito del cambio pannolino.
Il fratello lo lascia fare
Tacita fiducia
“ no solo pipì” ride di gusto …