martedì 17 marzo 2009

RIFLETTIAMO CRESCENDO

Sopravvissuti ai "terrible two" e "terrible three" ci si avvicina al passaggio successivo che avverrà in estate.

Crescendo crescendo sono nate, maturate e fallite determinate teorie, determinate azioni pratiche che si sono modificate in base alle sue esigenze, alle nostre esigenze, ai risultati ottenuti o ai fallimenti.


Ne sono derivate una serie di considerazioni, valide più o meno per tutte le fasce di età, variabili da bambino a bambino, accomunabili a molti, variabili nel nostro stesso bambino di giorno in giorno, di situazione in situazione.


Riflessioni e variabili che hanno fatto crescere anche noi come figure genitoriali.
E voglio cambiare, migliorare, non ripetere certi errori.
Riflettere, capire e crescere io, per far crescere voi

Non a caso, solo pochi giorni fa la favoletta di mamma orsa mi ha portato a riflettere sull'importanza del rispetto dei tempi di mio figlio, sulla stimolazione positiva, sulla trasmissione di fiducia e sul mio ruolo nella sua crescita come adulto "indipendente".


I bambini tra i tre e quattro anni possono essere deliziosi ma anche faticosi.


Necessitano di molto tempo e molta pazienza, dell'incoraggiamento piuttosto del rimprovero, hanno bisogno che si parli, che si chieda il loro parere, che si leggano loro delle storie ma anche che li si ascolti molto mostrando reale interessamento.


A tre anni i cambiamenti d'umore sono molto repentini.


Le emozioni spesso molto intense.


A volte bastano piccoli cambiamenti della sua routine o un imprevisto per destabilizzare il suo equilibrio, per smontare quelle sicurezze che la quotidianità gli trasmette, eventi banali percepiti come catastrofi.


Altre volte, per assurdo, dopo aver pensato a tutti i modi per introdurre una novità, un cambiamento senza turbarlo esso ne rimane completamente indifferente.


Non si possono prevedere le sue reazioni, le sue emozioni.


Ogni volta sarà come la prima volta.


Di conseguenza anche per i genitori alle volte è difficile comportarsi adeguatamente.


Per aiutarlo a gestire le sue emozioni occorre comprendere le ragioni del suo comportamento.


Inizialmente si permetterà che sfoghi la sua reazione, per come è il bimbo stesso o per come la situazione lo ha portato a reagire, chiudendosi nel suo silenzio o lasciando emergere la sua rabbia per pilotare, in un secondo momento, i suoi sentimenti attraverso le parole invitandolo al dialogo per capire cosa è accaduto.


E' facile che davanti a determinate situazioni anche i genitori perdano la pazienza.


Ma i bambini hanno bisogno di coerenza, e per questo è importante che i genitori discutano preventivamente come comportarsi nelle svariate situazioni che si proporranno.


In tal modo assumeranno un comportamento di continuità, senza che essi si contraddicano o, peggio, litighino davanti al figlio.


A tal proposito una importanza rilevante la assume anche chi sostituisce i genitori che deve mantenere la stessa linea di comportamento decisa.


E' logico che in questo discorso, generale e generalizato, si pongono le svariate variabili ed eccezzioni.


Sappiamo benissimo quanto è bello e quanto possono godere i nostri figli dal rapporto con i nonni eppure questo rapporto non deve essere in opposizione con il nostro metodo.


Solo a queste condizioni ben vengano i vizi "nonneschi".


L'importante è non confondere il bambino.


Lasciare quella "linea guida" di cui parlavo con tutte le sfaccettature personali.


I bambini hanno bisogno di essere incoraggiati ad assumersi piccole responsabilità, piccoli compiti, sentirsi piccole persone competenti, promosse nella loro indipendenza, anche se questo potrebbe portare a impiegare più tempo nell'esecuzione di una cosa che avremmo potuto fare in metà tempo.


Coinvolgere.


Coinvolgere il bambino sempre e chiedere il suo intervento, il suo parere, il suo aiuto.


Occorre avere pazienza ed attendere che il bambino apprenda con i suoi tempi senza che questo determini turbamenti, irritabilità o che sia vissuto come una sconfitta, come un metro di giudizio del suo "lavoro"come genitore.


Avvertendo questo atteggiamento il bambino non ha un rinforzo positivo e può manifestare il suo disagio con forme di regressione di tappe già raggiunte ( es. il controllo degli sfinteri).


L'incoraggiamento, la fiducia nel bambino, lodare per i successi e minimizzare i fallimenti sono gli unici atteggiamenti che facendo sentire il bambino apprezzato lo rassicurano.


Il gioco ha un ruolo fondamentale.


Il gioco di imitazione, di manipolazione, i giochi didattici, il gioco in gruppo che ora comincia a prendere un significato, il gioco di fantasia, in un mondo tutto suo a metà tra reale e irreale, dove scatole di cartone o coperte diventano i suoi rifugi.


A volte semplicemente guardandoli dal gioco si conosce molto di più dei nostri figli .


Altre volte partecipare nei loro giochi, dare l'impulso di partenza a nuove attività farà emergere il bambino che è in ogni adulto, in tutti noi, lasciandoci alle spalle quella scontatezza tipica dell'adulto.

5 commenti:

2Gemelle ha detto...

quante verità: coinvolgere, incoraggiare, educare... il bellissimo mestiere dei genitori! :D

Snezana ha detto...

"Il bellissimo mestiere",ma per niente facile.

Rox ha detto...

Tre anni,un'età bellissima,difficile ...ma se riusciamo adesso ad aprire loro la mente con giochi,parole,letture sempre diverse...frutteranno poi i nostri sforzi e ci accorgeremo di quanto siamo state braveeeeee!!
Ti abbraccio forte,Rox

beba ha detto...

Già gettare le basi per costruire gli adulti del domani.
l'abbraccio lo ricambio per tutti voi.

manrico ha detto...

Stai per caso parlando di me e di mia figlia??!!?.
Mi identifico nelle tue parole.

Un bacio e buona giornata!!